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Massimo Giorgi Art Exhibition

Massimo Giorgi Art Exhibition

Massimo Giorgi Art Exhibition porta il lettore dentro una mostra fatta di colori accesi, segni istintivi e figure visionarie. Biancamaria Valeri racconta il percorso dell’artista, la sua energia espressiva e quella libertà creativa che trasforma la pittura in esperienza viva.

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Massimo Giorgi Art Exhibition

“Quando io dipingo vivo tutti gli amori e il potere che desidero”. Così Massimo Giorgi

Ha presentato la mostra delle sue opere, che si è svolta nella Galleria Harpax di Ferentino dal 7 al 21 marzo 2026. Una mostra che si esprime in un’esplosione di luce e colori, che rappresenta il trionfo della gioia di vivere. E Tony Ricca, che ha curato la pubblicità grafica della mostra, invita lo spettatore a fruire liberamente e con innocenza del tripudio di immagini che Massimo offre; mentre la figliola, Francesca, curatrice dei testi della brochure, dichiara: “Vi auguro di lasciarvi trasportare, rapire, dai travolgenti colori che vi circondano, di immergervi e sentirvi liberi nel farlo, perché è l’unico requisito per potervi godere appieno l’esperienza. L’arte non è solo una forma d’espressione ma anche un mezzo per creare unioni e sono sicura che lui (Massimo Giorgi) in questo sia un vero maestro”.

Massimo Giorgi Art Exhibition

“Quando io dipingo vivo tutti gli amori e il potere che desidero”. È un’immagine potentissima, che non appartiene ad un solo e specifico Autore; è un’immagine che vi penetra nell’anima per far capire l’ansia di libertà sottesa ad ogni benché minimo impulso artistico. Vi si potrebbe leggere la drammatica esperienza di Van Gogh; o leggervi di Frida Kahlo, cui è generalmente attribuita, la sua intensa esperienza di artista per la quale la pittura non era solo un esercizio estetico, ma un vero e proprio strumento di sopravvivenza e dominio.

In generale la citazione esprime la condizione spirituale dell’Artista che, davanti alla tela, nel suo laboratorio o en plein air, smette di essere un osservatore del mondo, perché ne diventa il creatore assoluto. In quel momento di grazia, di “tormento ed estasi” il pennello non spalma solo colore, ma plasma una realtà dove i confini tra ciò che desideri e ciò che esiste svaniscono. È una forma di libertà totale, in cui evochi passioni travolgenti e smetti di sottoporti alla vita quotidiana con le sue regole e i suoi limiti. In quel momento, mentre dipingi, stai vivendo un’espansione assoluta del tuo io.

Massimo Giorgi ha selezionato per la mostra opere da lui realizzate tra 2017 e 2025: una retrospettiva che arretra al momento in cui Massimo prendeva parte a eventi artistici organizzati su scala nazionale. Ne cito alcuni compresi nei limiti cronologici imposti dall’exhibition, quelli che ci fanno ripercorrere l’itinerario artistico di Massimo, sempre proteso a ricercare la via della verità e della luce, di un modo autentico di esprimersi ed esprimere la complessità del sé e dell’intorno.

Gli eventi ai quali ha partecipato Massimo sono di notevole spessore: tra questi la XLI edizione della Rassegna d’Arte Contemporanea “Premio Sulmona”, presso il Polo Museale Civico Diocesano Monastero di S. Chiara (5 settembre-3 ottobre 2015), presidente della giuria Vittorio Sgarbi; Primo Premio “Art-e-Premio Arti Visive Contemporanee”, ottenendo il primo riconoscimento per la selezione scultura/installazione ed esponendo nelle collettive organizzate nel corso del 2017 al Museo MARTE-Mediateca Arte Eventi di Cava de’ Tirreni, presso il MUEF ArtGallery di Roma e alla Rocca dei Priori di Benevento (18-20 novembre 2016, presidente della giuria Claudio Strinati).

Senza ignorare la sua partecipazione a esposizioni singole e collettive in diversi luoghi di valore storico e artistico e di risonanza nazionale già a partire dal 2004, appena diplomatosi in Pittura, con i maestri Moussa Abdayem (1947-2020) e Andrea Volo (1941) nell’A. A. 2003-2004 all’Accademia di Belle Arti di Frosinone.

Massimo Giorgi nell’Art Exhibition 7376 ha esposto, quadri di piccole o grandi dimensioni, opere che lui stesso denomina con didascalia ermetica, onirica, misteriosa. Nell’exhibition ha fatto la scelta di opere che non rinunciano al grafismo; infatti nelle opere in mostra l’Artista dà risalto a elementi grafici (linee, tratti), che traccia con maestria e con segni, decisi, veloci, sintetici, spezzati e curvilinei, che si appoggiano sul colore puro dello sfondo stesso con larghe campiture.

Sceglie tutte le nuances dei colori caldi e dei colori freddi, dei colori primari, secondari, terziari e complementari. I colori caldi (rosso, arancio, giallo) evocano sole, fuoco ed energia, trasmettono calore e passione, e tendono ad apparire più vicini all’osservatore. I colori freddi (blu, verde, viola) richiamano acqua, cielo e notte, trasmettendo calma e profondità, sembrando più lontani. Massimo dimostra una particolare e personalissima capacità di dominare e utilizzare i colori, che pure quando sono contrastanti e dialettici tra loro, riescono invece a coordinarsi e ad armonizzarsi reciprocamente.

E il fondo, su cui poggiano i segni, deborda anche sulla cornice, riempie tutto lo spazio della tela, che tuttavia viene scandito dalle sagome compendiarie, dai soggetti stilizzati, dalle espressioni grottesche, che richiamano alla memoria i punti di riferimento dell’Autore: Vincent Van Gogh, Henri Matisse, Jean-Michel Basquiat, l’astrattismo, il neoespressionismo, la Bauhaus; anche Andy Warhol lascia il suo segno distintivo.

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Massimo mostra una svolta nella sua carriera artistica, all’interno della quale non rinnega il suo passato dove predominavano le linee, le curve, i contrasti tra colori chiari e scuri, che duettavano nelle nuances dei neri, dei bruni su fondi avana e avorio. Ora ha scelto di esprimersi con la gamma dei colori primari, caldi e freddi, intervallati e dimensionati all’interno di linee geometriche multicolori concordanti ed anche discordanti rispetto al colore di sfondo: una sorta di concordia discors.

Concordia discors è un’espressione latina, tratta dalle Epistole di Orazio, che significa letteralmente “armonia discordante” o “unione dei contrari”. Concordia discors, sintesi tra unità e diversità, dove il contrasto non distrugge l’insieme ma ne fa parte integrante. È un ossimoro filosofico che suggerisce come l’equilibrio universale o sociale non è l’assenza di conflitto, ma il risultato di una tensione costruttiva tra opposti.

In arte questa contraddizione in termini descrive una situazione in cui elementi opposti, pur rimanendo distinti e/o in conflitto, convivono creando un equilibrio dinamico e un insieme ordinato. E l’ordine è dato dal segno che delimita i personaggi, le immagini oniriche, magiche, di fantasia, che emergono dal vissuto di Massimo; ci fanno arretrare all’infanzia, non solo personale, ma anche atavica, primordiale del genere umano: ci mostrano quell’immaginario primitivo che l’Uomo costruì sulle sue paure, sul mistero della vita e della morte, della felicità e del dolore, sulle aspettative tremebonde del futuro insondabile e che non dà certezze.

Nei volti emergono gli occhi, specchio dell’anima: ti guardano e ti interrogano e spesso fanno emergere dal fondo come il gesto creativo dell’Artista si sia addentrato nelle più intime e segrete follie della vita. Gli occhi sbarrati, inquietanti ti osservano, ti interrogano, si riflettono in te come se loro stessi si sovrapponessero a te che guardi, nel volto spesso lasciato solamente disegnato, senza volume, senza dimensione, ma appiattito sullo sfondo, talvolta colorato talaltra lasciato in bianco o in nero, nell’assenza totale del colore, perché il bianco e il nero sono non-colori.

Infatti il bianco è la somma di tutti i colori della luce, mentre il nero è l’assenza di luce e colore; sono “colori” acromatici o sfumature, basati su luce e ombra. In sintesi, scientificamente sono considerati “non-colori” perché il colore è definito dalla frequenza della luce, mentre il bianco e nero definiscono la luminosità, sono usati per creare contrasto e, come per il bianco, per schiarire i colori.

Nelle opere esposte non c’è prospettiva lineare né aerea né c’è dinamismo volumetrico creato dai chiaroscuri. I colori sono puri e sono spalmati in macchie essenziali, talvolta geometriche, spesso irregolari, sulle quali linee gialle, bianche, verdi, nere disegnano immagini oniriche, figure che sembrano uscite da spazi siderali, da galassie lontane, ombre di sogno, immaginifiche creature. Una concessione al ritratto da parte di Massimo che non rinnega i moduli espressionistici e i moduli della pop art. Massimo non disdegna il ritratto, ma lo modifica in maschere che ricordano i volti dei totem preistorici, delle lontane civiltà primitive della Polinesia, dell’Africa, madre e origine dell’Umanità.

“Quando io dipingo vivo tutti gli amori e il potere che desidero”. È un’immagine bellissima e potente, che non appartiene ad un solo e specifico Autore, che vi penetra nell’anima per far capire l’ansia di libertà sottesa ad ogni benché minimo impulso artistico. Esprime la condizione spirituale dell’Artista che, davanti alla tela, smette di essere un osservatore del mondo, perché ne diventa il creatore assoluto. In quel momento di grazia, di “tormento ed estasi” il pennello non sposta solo colore, ma plasma una realtà dove i confini tra ciò che desideri e ciò che esiste svaniscono. È una forma di libertà totale, in cui hai il potere assoluto di evocare passioni travolgenti o esercitare un controllo perfetto, un controllo che la vita quotidiana, con le sue regole e i suoi limiti, raramente permette. Dipingere diventa un atto di auto-affermazione: non stai solo creando un oggetto, stai vivendo una libera e totale espansione del tuo io.

Nelle opere esposte, sia di grandi dimensioni sia di piccole, Massimo ha comunicato la sua personalità solare, buona, piena di gioia di vivere e aperta alla comunicazione, resa comprensibile per tutti. È il segno dell’infanzia, della capacità di evocare simboli e icone immediatamente riconoscibili da chi ha cuore e mente, per aprirsi umilmente alla comunicazione artistica pura.

Si è aperta una nuova fase della vita artistica di Massimo: questo il messaggio che emerge chiaramente dalle sue opere. Massimo si sta proiettando in un futuro ancora ignoto di cui si intravvedono i prodromi; ma il risultato maturo che conseguirà alla ricerca e alla rielaborazione di temi, moduli e problemi, pur essendo in itinere, già promette “cose” buone e di pregio.

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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