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Eugenio Cisterna pittore aulico nella Cattedrale di Ferentino

Eugenio Cisterna: pittore aulico nella Cattedrale di Ferentino

Un saggio storico-artistico firmato da Biancamaria Valeri che ricostruisce l’opera di Eugenio Cisterna nella Cattedrale di Ferentino, analizzando contesto, restauri, iconografia e valore teologico degli affreschi tra Ottocento e Novecento.

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Eugenio Cisterna: pittore aulico nella Cattedrale di Ferentino

di Biancamaria Valeri

L’attività editoriale dell’Associazione “Gli Argonauti” e lo studio sulla Cattedrale

L’Associazione Culturale “Gli Argonauti”, eretta con atto notaio Giuliano Floridi nel 1980, nel suo impegno di promozione culturale ha svolto anche una notevole attività editoriale, pubblicando gli Atti dei Convegni annuali organizzati con il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e in collaborazione con il Centro di Studi Internazionali “Giuseppe Ermini”, con la Pro Loco di Ferentino, con Università ed Enti culturali nazionali e del Territorio. Nel 2023, nella cornice di un titolo molto accattivante: “Ferentinu. La storia della Città in fascicoli”, ha rivolto l’indagine storico-artistica alla Cattedrale di Ferentino dedicata ai SS. Giovanni e Paolo, pubblicando gli studi di Maria Teresa Valeri, valentissima docente di Storia dell’Arte. Con acribia e scientificità di documentazione è stata analizzata la storia del sacro edificio, dalle sue origini paleocristiane ai nostri giorni. Ne è nato un complesso e articolato palinsesto storico-artistico, nel quale si descrivono le fasi della cristianizzazione dell’acropoli romana; la lunga fase costruttiva del tempio cristiano, dal momento in cui vi si riedificò una basilica cristiana distrutta dalla persecuzione del 304-305 d. C.; gli interventi del IX sec. con il vescovo Pasquale, e quelli del vescovo Agostino (XII sec.) e dei Cosmati (XII-XIII sec.); gli interventi secenteschi e il ripristino delle fogge romaniche tra 1898 e 1904. Non sono stati dimenticati i collegamenti con il culto del martire Ambrogio e con gli edifici ecclesiastici costruiti nell’area acropolica: il palazzo episcopale, la nuova cattedrale incompiuta, le dirute chiese di S. Pietro e S. Angelo. Il volume è corredato da foto storiche e artistiche, attraverso le quali si può visivamente seguire la lunga storia della Cattedrale. Spiccano per valore artistico le foto di Fulvio Bernola.

Eugenio Cisterna pittore aulico nella Cattedrale di Ferentino

Eugenio Cisterna e la decorazione pittorica della Cattedrale

Non si può tuttavia non rivolgere l’attenzione alla decorazione parietale delle navate e dell’abside, opera, tra fine Ottocento e primi anni del Novecento, di un finissimo artista Eugenio Cisterna. Cisterna nacque nel 1862 a Genzano (Roma); frequentò la bottega di Andrea Monti a Roma, diventando allievo del figlio Virginio, anche lui pittore. A Roma fu un assiduo decoratore di chiese a partire dall’ultimo ventennio dell’Ottocento. Nel 1900, insieme al genero Giulio Cesare Giuliani, fondò lo Studio Vetrate d’Arte Giuliani al piano terra del palazzo cinquecentesco progettato da Guglielmo della Porta in Via Giulia. Lavorò molto anche fuori Roma e all’estero: a Milano, poi a Piacenza, Treviso, La Spezia, Monza, Napoli, Rovereto, Albano, Lourdes (mosaico absidale nella Cappella della Pentecoste – Basilica del Rosario, La Pentecoste) e in Belgio a Courtrai. Profondo conoscitore delle tecniche pittoriche antiche, gli furono affidati importanti restauri nella Basilica di Santa Sabina a Roma e nel Duomo di Siracusa. Cisterna alternò grandi figure religiose a pannelli decorativi e fregi in vari stili da collocare in ville e palazzi: decorò anche il padiglione italiano all’Esposizione Internazionale di Anversa del 1930 e a quella di Parigi del 1931. Morì a Genzano nel 1933.

Un artista da riscoprire: studi e prospettive critiche

Le brevissime linee biografiche aprono una grande finestra attraverso la quale riscoprire un artista che a Ferentino ha lasciato un segno tangibile della sua arte negli affreschi realizzati entro il 1904 in cattedrale. Un saggio esaustivo su di lui è stato pubblicato da Mariella Nuzzo, Eugenio Cisterna 1862-1933. Un artista eclettico fra tradizione e modernità, Edizione illustrata, Gangemi Editore, 2011, del quale si consiglia caldamente la lettura, anche per sentirsi stimolati a chiedere a gran voce la pulitura della opera pittorica di Cisterna opacizzata dai fumi e dalle polveri depositati su di essa nel corso di questo secolo breve che è stato il Novecento. (cfr. anche CISTERNA, Eugenio in Dizionario Biografico degli Italiani, 1982)

Le trasformazioni seicentesche della Cattedrale

L’interno della cattedrale romanica rimase integro fino al 1677, quando il vescovo Giancarlo Antonelli (1677-1694) lo fece ristrutturare secondo il gusto dell’epoca. Lasciando intatto il pavimento musivo e il ciborio di Drudo de Trivio, fece coprire le navate con finte volte ad arco ribassato e pareti, pilastri e colonne con pesante strato di intonaco. Fino al 1898 il catino absidale era decorato con un affresco raffigurante l’Incoronazione della Vergine, opera attribuita, da Caterina Zannella, a un seguace di Pietro da Cortona. A mio giudizio potrebbe essere rettificata tale attribuzione, riferendo l’opera o al Cavalier d’Arpino o ad un suo discepolo (cfr. per i riferimenti iconografici specialmente per la postura di Cristo e della Vergine Maria l’Incoronazione di Maria Vergine di Cesari Giuseppe detto Cavalier d’Arpino (attribuito), primo quarto sec. XVII, ICCD 4529690, SBAS RM 147189), tenendo conto che l’opera fu commissionata alla fine del XVI secolo, durante la visita pastorale del 1585, dal vescovo Silvio Galassi (cfr. Biancamaria Valeri, Un Vescovo, un Processo, una Città: Ferentino 1585, Roma, 1984)

I restauri tra Ottocento e Novecento e l’intervento di Cisterna

Nei restauri, effettuati tra 1898 e 1904, Eugenio Cisterna (1862-1933), incaricato dall’ordinario di allora, mons. Domenico Bianconi, rimosse le decorazioni seicentesche e decorò ad affresco il catino absidale con il Cristo pantocrator in maestà. Nelle pareti dell’abside sono raffigurati, ai lati della monofora, a destra S. Ambrogio martire e S. Redento, vescovo di Ferentino secondo la tradizione, a sinistra i titolari della chiesa: S. Giovanni e S. Paolo, fratelli martiri romani del IV secolo. Nell’arco trionfale Eugenio Cisterna affrescò una preziosa e delicata raffigurazione dell’Annunciazione alla Vergine Maria. I dipinti furono portati a termine fra il 1904 e il 1907 (Archivio Soprintendenza ai Monumenti del Lazio, Cartella 351, fasc. 620, Archivio dei Cerchi- Direzione Soprintendenza ai Monumenti del Lazio. Nel 1945 alcune zone dei dipinti furono restaurati a causa dei danni bellici (Ing. A. Cossu, Direzione Soprintendenza ai Monumenti del Lazio)

Iconografia, stile e significato teologico degli affreschi

Eugenio Cisterna dipinse un nuovo repertorio di immagini sacre, che, sebbene ispirate all’iconografia paleocristiana del catino absidale della chiesa romana di Santa Pudenziana, manifestano i caratteri stilistici tipici del purismo di fine Ottocento. Di grande interesse per il loro valore catechetico sono gli affreschi del catino absidale e dell’arco trionfale, che per l’equilibrata composizione iconografica e l’armonioso accordo dei colori luminosi, sia quelli freddi bianchi e azzurri sia quelli rosati, riescono a comunicare con chiarezza i temi fondamentali della Storia della Salvezza. Nel catino absidale Cisterna rende per immagini la meravigliosa visione del profeta Ezechiele (Ez 47, 1-2, 8-9, 12), che condotto da un uomo, il cui aspetto era come di bronzo, ha la rivelazione dell’apocalisse, la visione della nuova Gerusalemme. Nell’affresco di Cisterna al centro del catino absidale campeggia la figura di Gesù, che riecheggia quella tradizionale della Maestà divina di derivazione paleocristiana: il Cristo, dal volto barbato e autorevole, è seduto in trono come giudice e maestro universale, ha le braccia allargate ed è circondato dalla mandorla dell’iride, simbolo di eternità e di gloria. L’iconografia ferentinate mostra Gesù come il Sommo Sacerdote, come si evidenzia dal pallio, insegna liturgica personale, riservata al papa e agli arcivescovi metropoliti, simbolo di supremo potere e di piena giurisdizione.

L’Annunciazione nell’arco trionfale

Nell’arco trionfale campeggia la rappresentazione dell’Incarnazione. Al centro della parete, entro un clipeo definito da serafini e stelle, sono raffigurate la Persona del Padre creatore benedicente, il cui volto barbato è affiancato dalle lettere apocalittiche ALFA e OMEGA, e la colomba mistica dello Spirito Santo, da cui si dipartono raggi dorati, che raggiungono la flessuosa figura di Maria. La Vergine è rappresentata sul lato destro, davanti ad un edificio e nell’atto di cogliere un giglio dal giardino fiorito, in cui Ella si trova. Sul lato opposto della parete è raffigurato l’angelo Gabriele con sei ali variopinte, il quale, sollevato da terra, sembra appena giunto in volo, spinto da un vento leggero, di cui le piccole nubi rosse suggeriscono il percorso. Un arcobaleno congiunge le figure dell’Angelo, di Dio Padre e di Dio Spirito con quella della Vergine, nel cui seno già palpita il Verbo incarnato. La distribuzione equilibrata degli elementi del linguaggio visivo (figure, colori, luce, composizione spaziale) favorisce la fruizione immediata del contenuto dottrinale da parte del fedele, che nella chiarezza formale dell’iconografia trova conferma ai dati di fede, acquisiti nella catechesi.

Eugenio Cisterna e l’arte cristiana: una testimonianza critica

“Eugenio Cisterna al referendum sui criteri che devono regolare l’arte cristiana, bandito da questa Rivista nel 1913, rispondeva fra l’altro: «Là dove lo stile lo permette, ritengo che il pittore cristiano debba ispirarsi ai grandi esempi che nelle antiche basiliche ci hanno lasciato i primi maestri cristiani dell’arte. Io penso che niente meglio corrisponda al sentimento cristiano delle grandi concezioni pittoriche decorative di quei maestri che con impareggiabile senso armonico trattarono la loro arte come una preghiera ed una missione». In queste parole si può dire si condensi tutto il programma artistico del pittore romano… il Cisterna non ha potuto costringere la propria personalità, e per quanto egli stesso e i suoi committenti volessero comprimerla, essa balza sempre fuori su qualche tratto o in qualche figura delle sue opere. A prima vista sembra che le composizioni delle grandi absidi delle cattedrali e delle chiese antiche e moderne da lui decorate, obbediscano a un rigido schema storico e tradizionale: ma poi osservandone i particolari, vediamo subito come le figure atteggiate a movimenti convenzionali hanno nei volti espressione viva e moderna”.
(1924 – Antonio Munoz, Il pittore Eugenio Cisterna, Milano, anno XII, n. 12 dicembre, pp. 339/346 ill. pp. 347/353 ill.)

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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