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Un viaggio nell’opera di Eugenio Cisterna nella Cripta di Sant’Agnese in Agone a Roma, tra restauri ottocenteschi, richiami paleocristiani, suggestioni medievali e il dialogo artistico con la Cripta di San Magno nella Cattedrale di Anagni.
Eugenio Cisterna
La cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone (Piazza Navona) a Roma tra il 1885 e il 1893 fu interessata da un sistematico intervento di restauro non solo nella decorazione pittorica, ma anche a livello strutturale; infatti, già dall’antichità, il sito era stato soggetto a frequenti allagamenti, che ne minavano la stabilità e la struttura. Nel XVII secolo si dovette procedere a interventi di bonifica e di recupero architettonico e artistico. Il grande architetto Francesco Borromini (1599 – 1667), che nel 1654 subentrò a Girolamo Rainaldi (1570 – 1655) nella direzione dei lavori della chiesa, si occupò di un primo risanamento delle strutture della Cripta, compromesse dall’umidità, problema ancora presente oggi. La medesima cripta fu di nuovo restaurata nel 1885 dall’architetto Andrea Busiri Vici (1818 – 1911) e, nel 1892, da Eugenio Cisterna (1862 – 1933) che restituì a nuovo splendore, su incarico di don Gustavo Provveduti, Rettore di Sant’Agnese, le decorazioni parietali e le volte, in stile neomedievale.
Cisterna nel suo lavoro si ispirò allo stile dell’arte paleocristiana, considerata adeguata a rendere, negli spazi suggestivi della cripta, l’afflato mistico che doveva promanare dalla riflessione sul martirio della giovinetta romana e dalla forza della sua testimonianza di fede. Egli si ispirò anche alle splendide raffigurazioni ad affresco presenti nella Cripta di S. Magno, sottostante all’area presbiteriale della Cattedrale di Anagni. Nel sacro edificio anagnino Eugenio Cisterna ha lavorato esclusivamente nella basilica superiore per eseguire, nell’abside centrale, l’affresco a finto velario ispirato al piviale di Bonifacio VIII, ancora oggi custodito in loco. Il suo lavoro era stato realizzato successivamente agli interventi effettuati, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, dalla bottega romana di Andrea Monti: questa aveva ottenuto importanti commissioni nella città dei Papi e nella Cattedrale anagnina, dove Virginio Monti, figlio di Andrea, e suo cognato Eugenio Cisterna lavorarono, concentrandosi nei livelli superiori per realizzare una decorazione in stile neomedievale e purista, desunta dalla tradizione pittorica romana e per rendere visibile l’originaria facies romanica dell’edificio.
Fu così possibile lo studio di Eugenio Cisterna sugli affreschi realizzati nel XIII secolo nella Cripta di S. Magno, manifestando particolare interesse e attenzione alle decorazioni del cosiddetto Terzo Maestro, l’artista anonimo più moderno, dinamico e drammatico tra i tre maestri medievali che affrescarono la Cripta tra il 1231 e il 1255.
Quando Cisterna iniziò i suoi lavori di restauro della Cripta di S. Agnese in Agone nel 1892 trovò un ambiente fortemente compromesso. Il suo lavoro, inserito in cornici decorate da motivi floreali e geometrici nella foggia tanto cara ai pittori paleocristiani e medievali, si indirizzò a realizzare alcune scene della vita della Martire e a coprire tutte le superfici del piccolo ambiente con raffigurazioni ad affresco che richiamano fortemente il modello duecentesco della Cripta di Anagni. Cisterna si ispirò, ma non realizzò nella Cripta di S. Agnese in Agone una copia fedele degli affreschi medievali della Cripta di Anagni; realizzò un’opera decorosa, elegante, tipicamente accordata con l’esigenza devozionale del suo tempo, anche se vi introdusse una viva partecipazione agli stilemi essenziali del liberty.
La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone.
Cisterna, Cristo tra i santi arcangeli Michele e Gabriele
Foto: Webuild Image Library
Particolare collegamento all’opera dei Maestri anonimi di Anagni si riscontra nella realizzazione cisterniana delle seguenti raffigurazioni: il Tetramorfo, scene ispirate all’Apocalisse di Giovanni, il Salvatore in trono tra gli arcangeli Michele e Gabriele, la raffigurazione dell’Agnello, le città di Betlemme e di Gerusalemme, S. Cecilia, la Madonna sul trono gemmato tra S. Agnese e S. Emerenziana e, nella volta, la figura di Cristo tra i riquadri con le scene principali della vita di S. Agnese: la Santa che rifiuta l’offerta di matrimonio, la Santa condotta dal Pretore, la stessa tra le fiamme, il suo martirio.
Roma, La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone
dopo i restauri iniziati nel 2017 e terminati nel 2026
Cisterna, Scene della Passione e Martirio di S. Agnese, Foto: Claudia Viggiani, 2024
Roma, La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone
dopo i restauri iniziati nel 2017 e terminati nel 2026
Cisterna, decorazione della volta con simboli floreali stilizzati e paleocristiani
Foto: Webuild Image Library
Roma, La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone
dopo i restauri iniziati nel 2017 e terminati nel 2026
Cisterna, decorazione della volta con simboli floreali stilizzati e paleocristiani
Foto: Webuild Image Library
Roma, La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone,
Cisterna, Il Tetramorfo
la cripta prima del restauro iniziato nel 2017
Foto: Webuild Image Library
Roma, La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone
Cisterna, La Vergine Maria in trono tra S. Agnese (con l’agnello) e S. Emerenziana
Da: https://www.omniavaticanrome.org/it/pages/chiesa-di-sant-agnese-in-agone
a destra si nota l’epigrafe filocaliana che ricorda il martirio di Agnese
Il lavoro di Cisterna sulle pitture fu tanto meticoloso e preciso che, per evitare che i dipinti potessero essere fraintesi come antichi, Giovanni Battista de Rossi, famoso archeologo, nel 1892 dettò e fece collocare nella cripta un’iscrizione commemorativa della decorazione, sulla parete del secondo ambiente a sinistra del vano finestra. Così facendo De Rossi si richiamò all’antica tradizione classica di stabilire la paternità e la datazione delle opere, evitando che l’eccezionale lavoro di mimesi medievale di Cisterna traesse in inganno gli studiosi dei secoli successivi e che, nello stesso tempo, si dimenticasse il nome del vero autore. Il testo, in latino, recita:
SALVO D.N. LEONE XIII
EUGENIUS CISTERNA
CURANTE RECTORE ECCLESIAE
ARS MDCCCLXXXXII PINXIT
Traduzione
Sotto il pontificato di Leone XIII
Eugenio Cisterna
su commissione del Rettore della Chiesa
l’arte dipinse nel 1892
Tuttavia se si confrontano gli affreschi della cripta di Anagni, mistici e meravigliosi, si nota fortemente la differenza tra lo stile dei maestri duecenteschi e di Cisterna. A differenza di questi Cisterna adotta uno stile eclettico e storicista: cerca di imitare il gusto antico (soprattutto nei motivi ornamentali e nelle cornici), ma lo fa con una tecnica accademica che predilige la morbidezza di un accennato chiaroscuro e una precisione anatomica moderna. Le figure e i decori di Cisterna nella cripta romana sono meno “ieratici” e più “narrativi”, riflettendo la sensibilità devozionale della sua epoca. Gli affreschi medievali anagnini presentano vibrazione e colori che sembrano emanare dalla parete stessa, quelli di Cisterna hanno un aspetto più pittorico e morbido, quasi come se fossero dipinti su tela e poi applicati al muro; ma presentano forti richiami allo stile liberty molto amato da Cisterna e dall’uso di colori pastello. Basta mettere a confronto, per esempio, il Cristo pantocratore di Cisterna con il Cristo tra Santi del Secondo Maestro nella Cripta di Anagni e ci accorgiamo subito delle notevoli differenze. In Cisterna le figure sono allungate, quasi stilizzate, hanno pose ieratiche e composte, manifestano una certa leziosità nell’atteggiamento; i vestiti, chiari e senza chiaroscuro che possa accennare movimento e volumetria dei corpi, fasciano i corpi rendendoli simili a statiche colonne. Nessun accenno di prospettiva, tanto che le figure sono appiattite sullo sfondo azzurro uniforme. Si nota un vago riferimento a modelli e decorazioni medievali; ma il riferimento è solo iconografico. Nella realizzazione l’affresco di identico soggetto, opera del Secondo Maestro, mostra invece evidente plasticità, sottolineata da un morbido panneggio degli abiti che si adattano alle forme del corpo delle figure; i colori sono vivi, luminosi, con prevalenza di rossi e gialli, sottolineato da linee sinuose di color nero che accennano alla volumetria dei corpi. Un forte dinamismo promana prepotente in tutta la composizione, in cui i corpi sono atteggiati in morbide e sinuose forme, che contrastano con la maestà ieratica di Cristo.
Roma, La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone
Cisterna, Cristo in trono tra S. Michele (a sinistra) e S. Gabriele (a destra)
Anagni, Cattedrale, Cripta di S. Magno, Parete sottostante la Volta IV
Secondo Maestro, Cristo tra Santi
Analogo discorso si può fare su altri due soggetti, uno di Cisterna l’altro del Primo Maestro di Anagni, raffiguranti la Vergine in Maestà tra le sante Aurelia e Neomisia. In Cisterna è evidente il richiamo al modello medievale, ma la sua opera è frutto di una reinterpretazione tardo ottocentesca del linguaggio medievale. Ne risulta una raffigurazione molto delicata, ma è assente quella vivacità e fresca luminosità tipica dell’arte medievale.
Roma, La Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone
Cisterna, La Vergine Maria in trono tra S. Agnese (con l’agnello) e S. Emerenziana
Anagni, Cattedrale, Cripta di S. Magno, Abside sinistra
Primo Maestro, Madonna con Bambino tra le Sante Aurelia e Neomisia
In basso: Storie di Santa Secondina
Nel 2017, su iniziativa del Rettore S.E.R. Mons. Paolo Schiavon, nella cripta di S. Agnese è stata avviata un’accurata ricerca storico-scientifica per risanare gli ambienti e gli affreschi del Cisterna quasi completamente illeggibili a causa della forte umidità. È stato installato un impianto di sanificazione ambientale, di neutralizzazione dell’acqua saliente. Stabilizzata nel 2020 l’umidità, si è avviato il restauro delle opere e dell’apparato decorativo-iconografico della Cripta, a cura della ditta Forme, comprendente il consolidamento, la pulizia, l’integrazione delle superfici pittoriche e la restituzione estetica dei dipinti e dei manufatti della Cripta. Il grande lavoro si è concluso nel dicembre 2022 e nel 2023 è stato realizzato l’impianto di illuminazione a LED, dono del Gruppo Webuild, inaugurato nella primavera del 2024. (Cfr: Finestre sull’Arte, Dal restauro alla nuova illuminazione. La rinascita della Cripta della Chiesa di Sant’Agnese in Agone, di Redazione, pubblicato il 22/04/2024)