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Vini Giovanni Terenzi porta la Ciociaria nei concorsi enologici che contano con il Cesanese del Piglio DOCG Superiore Riserva Vajoscuro 2022 e la Passerina del Frusinate IGT V. Santa 2025. Due vini premiati che raccontano il valore di Serrone, del territorio e della viticoltura ciociara.
Il Cesanese e la Passerina alzano la voce
A Serrone il vino arriva prima delle parole. Lo senti nelle curve che salgono verso le vigne, nella luce che batte sulle colline, nei filari che sembrano tenere insieme memoria familiare e futuro del territorio. Da queste parti il Cesanese è molto più di un vitigno: è una lingua antica, ruvida quando serve, elegante quando trova mani capaci di ascoltarla.
La famiglia Terenzi quella lingua la conosce da generazioni. La lavora con pazienza, la affina senza tradirla, la porta fuori dai confini della provincia con la misura di chi sa che ogni bottiglia non rappresenta soltanto un’azienda, ma un pezzo di Ciociaria.
Per questo i nuovi riconoscimenti ottenuti da Vini Giovanni Terenzi, storica realtà vitivinicola di Serrone, hanno un valore che supera la medaglia appesa al collo di un vino. Sono segnali. Dicono che il territorio del Cesanese del Piglio continua a farsi spazio nel panorama nazionale e internazionale. Dicono che la provincia di Frosinone, quando lavora bene, può sedersi ai tavoli dove il vino viene giudicato con criteri severi, degustato alla cieca, valutato per identità, equilibrio, profondità.
Il Cesanese e la Passerina alzano la voce
Il protagonista più atteso è il Cesanese del Piglio DOCG Superiore Riserva Vajoscuro 2022, vino simbolo della casa Terenzi, che quest’anno ha ottenuto la Medaglia d’argento al Concours Mondial de Bruxelles e la Medaglia d’oro al Concorso Enologico Internazionale Città del Vino 2026. Due riconoscimenti importanti per un’etichetta che da tempo racconta il volto più intenso e ambizioso del Cesanese.
Il Vajoscuro nasce da uve Cesanese di Affile, in un paesaggio dove la collina, il calcare, l’esposizione e l’altitudine partecipano alla costruzione del vino prima ancora dell’ingresso in cantina. La raccolta manuale, la lunga macerazione, il passaggio in tonneaux e l’affinamento in bottiglia gli danno una struttura riconoscibile: colore profondo, profumi di frutta scura, visciola, spezie, richiami floreali, tannino morbido e una persistenza che resta sul palato con autorevolezza.
È un Cesanese che non cerca scorciatoie. Entra nel bicchiere con passo sicuro, porta materia, calore, eleganza, e dimostra quanto questo vitigno possa essere contemporaneo quando viene interpretato con serietà. Il premio di Bruxelles, concorso mondiale tra i più autorevoli, aggiunge al Vajoscuro una visibilità internazionale; l’oro di Città del Vino rafforza invece il legame con i territori, con le comunità vitivinicole, con quel patrimonio italiano fatto di borghi, cantine e denominazioni che trovano nel vino una forma di rappresentanza culturale.
Accanto al Vajoscuro c’è poi un’altra notizia che merita attenzione: la Passerina del Frusinate IGT V. Santa 2025 ha conquistato la Medaglia d’oro al Concorso Enologico Internazionale Città del Vino 2026. Un risultato prezioso perché sposta lo sguardo anche sul volto bianco della produzione ciociara.
La Passerina, in provincia di Frosinone, ha ancora molto da dire. V. Santa la racconta con freschezza, pulizia, immediatezza gastronomica. È il vino della luminosità, della tavola agile, dei piatti che chiedono profumo e slancio. In un territorio spesso identificato quasi esclusivamente con il Cesanese, questo riconoscimento ricorda che la Ciociaria possiede più registri, più sfumature, più possibilità di racconto.
Il successo della famiglia Terenzi, allora, non appartiene soltanto alla cantina. Appartiene a Serrone, al Piglio, alla Strada del Vino, ai ristoratori che scelgono bottiglie locali, agli enotecari che le spiegano, ai sommelier che le servono, ai lettori che iniziano a capire quanto valore ci sia dietro una denominazione quando viene custodita con continuità.
Ogni premio dato a un vino del territorio dovrebbe accendere una piccola responsabilità collettiva. Perché una medaglia può diventare turismo, reputazione, curiosità, vendita, racconto. Può convincere un viaggiatore a salire in cantina, un ristorante a inserire un’etichetta in carta, un giovane produttore a credere di più nella propria terra.
Vini Giovanni Terenzi conferma una cosa semplice e decisiva: la Ciociaria del vino non deve chiedere permesso per essere raccontata. Deve soltanto essere osservata con competenza, assaggiata con attenzione, comunicata con la stessa forza con cui le aziende lavorano ogni giorno tra i filari.
Il Vajoscuro 2022 e la Passerina V. Santa 2025 oggi portano a casa medaglie importanti. Ma il brindisi vero riguarda l’intera provincia. Perché quando un vino ciociaro viene premiato, dentro quel calice non c’è solo il risultato di una vendemmia: c’è una famiglia che resiste, una collina che parla, una denominazione che cresce e un territorio che finalmente può guardarsi allo specchio con più orgoglio.