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Due chef, due visioni e un unico racconto d’autunno: Diego Pennacchia e Pamela Liccardo firmano due creazioni diverse ma complementari che esprimono tecnica, sensibilità e identità. Il Risone con zucca, pesto di salvia e ciauscolo racconta il lato più rigoroso e strutturato della cucina d’autore, mentre la Crostata d’Autunno celebra eleganza, morbidezza e poesia. Un articolo che mette in dialogo due talenti della nuova cucina ciociara, invitando i lettori a scoprire, imparare e lasciarsi ispirare dalle loro ricette.
L’autunno d’autore secondo Diego Pennacchia e Pamela Liccardo
Ci sono momenti in cui la cucina riesce a mostrare il meglio di sé.
Non basta una ricetta ben riuscita, non bastano ingredienti di qualità: serve uno sguardo, una mano, una sensibilità che trasformano ciò che mangiamo in ciò che sentiamo.
In questo numero abbiamo scelto di affiancare due chef che, pur diversi nello stile, condividono una stessa visione: la cucina come forma d’arte, disciplina e racconto.
Due percorsi che non si incrociano per caso, ma per volontà. Perché quando la tecnica incontra l’emozione, nasce un autunno che merita di essere ascoltato.
L’autunno d’autore secondo Diego Pennacchia e Pamela Liccardo
Diego Pennacchia appartiene a quella generazione di cuochi che lavorano con precisione chirurgica e un profondo rispetto della materia prima.
Il suo Risone “Pastificio dei Campi” con zucca, pesto di salvia e ciauscolo è un piatto che parla chiaro: non ammette distrazioni, non permette scorciatoie.
È la dimostrazione che la complessità, quando è guidata da un’idea, diventa armonia.
La zucca in doppia consistenza, il ciauscolo che porta identità, la salvia che illumina: ogni gesto è calibrato, ogni sapore ha una ragione.
È un piatto che chiede tempo.
E il tempo, in cucina, è amore.
Diego lo sa. E lo restituisce così.

Se Diego costruisce con rigore, Pamela Liccardo compone con delicatezza.
La sua Crostata d’Autunno è un abbraccio: farina di castagne, frangipane alla mandorla, cachi maturi, cioccolato.
Una struttura importante vestita di gentilezza.
Pamela crea dolci che profumano di casa ma che portano la firma di una pasticceria d’autore: ogni strato è un gesto, ogni scelta una dichiarazione.
La sua crostata è una delle preparazioni che rimangono:
non per la complessità, ma per il modo in cui riesce a riportarti dentro la stagione.
È un dolce che non invade.
Accoglie.
E questo, oggi, è un talento raro.

Abbiamo scelto di raccontarli insieme non per sommarli, ma per metterli in dialogo.
Il piatto tecnico e quello poetico.
Il salato che richiede rigore e il dolce che chiede ascolto.
L’autunno che si divide tra bosco e frutteto, tra calore e respiro, tra struttura e morbidezza.
Due chef, due teste, due sensibilità.
Ed entrambi, a modo loro, rappresentano ciò che vogliamo custodire e valorizzare:
una cucina che non cerca l’effetto, ma la verità del sapore.
Se l’autunno potesse parlare, oggi avrebbe due voci.
E sarebbero queste.
Per chi vuole mettersi alla prova, per chi ama imparare, per chi vede nella cucina una strada da percorrere — una ricetta alla volta.