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INTERIOR/EXTERIOR è la nuova mostra personale di Cesare Pigliacelli a Palazzo Munari: un viaggio tra interiorità ed esteriorità, memoria e superficie, tradizione e comunicazione di massa. Un percorso potente che unisce arte, critica e sensibilità contemporanea. Aperta dal 29 novembre al 14 dicembre 2025.
Il mio incontro con la pittura di Cesare Pigliacelli
Ci sono mostre che si visitano, e mostre che si attraversano come un confine.
INTERIOR/EXTERIOR, la personale di Cesare Pigliacelli a Palazzo Munari, è una di quelle che non si limitano a mostrarti un percorso: ti chiedono di farne parte.
Io Cesare lo conosco.
Conosco la sua delicatezza rara, quella capacità di fermarsi un attimo prima di dire, un attimo prima di dipingere, per lasciare spazio all’interiorità — la sua e quella dell’altro.
È per questo che entrare in questa mostra significa avere la sensazione di entrare proprio lì: nel punto in cui un uomo decide di guardarsi dentro prima che fuori.
Il mio incontro con la pittura di Cesare Pigliacelli
Qui l’Interior e l’Exterior non sono solo concetti: sono due stanze della stessa casa emotiva.
Da una parte la memoria, il dubbio, il corpo nudo come origine del mondo — come lo descrive magistralmente Marcello Carlino — puro, non ancora segnato dalle regole sociali, libero nella sua verità primordiale.
Dall’altra la superficie luccicante, i codici visivi della pubblicità, il linguaggio con cui la società dell’immagine plasma, seduce, addestra.
E Cesare, che da quarant’anni lavora proprio in quel mondo fatto di persuasione, slogan e architetture visive, ha scelto di ribaltarlo.
Ha preso la comunicazione di massa e l’ha trasformata nel suo strumento di critica più feroce.
L’ha usata per smascherare, non per convincere.
Per denunciare, non per vendere.
Per restituire all’occhio — e alla coscienza — una responsabilità che troppo spesso deleghiamo alla superficie.
In questa mostra, però, non c’è mai disperazione.
Perché Cesare, anche quando racconta il nostro tempo con una sincerità spietata, lascia sempre una porta aperta.
Una luce.
Una possibilità.
Una speranza che si manifesta soprattutto nei corpi: fragili e forti, vulnerabili e universali, nudi non per esibizione ma per verità.
Tra le sale di Palazzo Munari si avverte qualcosa di profondamente umano, come se ogni opera fosse un invito ad ascoltare ciò che abbiamo smesso di ascoltare:
la nostra interiorità soffocata, la nostra esteriorità esasperata.
E poi c’è l’opera inedita.
Non la descrivo: va vista, va respirata, va lasciata entrare.
Posso solo dire che è una delle allegorie più potenti del nostro tempo, una sintesi che solo Cesare poteva intuire e concretizzare con una lucidità così poetica.
Sono grato di poter raccontare questa mostra.
Sono orgoglioso di vedere Cesare portare nella sua città, Frosinone, un lavoro che non è solo pittura: è riflessione critica, è gesto civile, è atto d’amore verso l’arte e verso l’uomo.
Chi verrà a INTERIOR/EXTERIOR non visiterà una mostra.
Vivrà un passaggio.
Dal dentro al fuori, e poi di nuovo al dentro.
Come accade ogni volta che l’arte ci chiede, con gentilezza e coraggio, di guardarci davvero.