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Ciociaria&Cucina racconta la chiusura de “Il Contest” a Reykjavík con Molino Polselli. In gara 13 pizzaioli, tutti con pizze ben realizzate e impasti di qualità. Un’esperienza importante per valorizzare la pizza italiana in Islanda, il lavoro tecnico di Paolo Parravano e la forza internazionale della farina Polselli.
Reykjavík saluta la pizza italiana
Reykjavík resta addosso con il suo vento, la sua luce chiara, il mare vicino, le strade ordinate e quel modo silenzioso di accogliere chi arriva da lontano. In questi giorni Ciociaria&Cucina ha vissuto qui un’esperienza intensa, dentro un luogo incantevole, dove il freddo dell’Islanda ha incontrato il calore più riconoscibile dell’Italia: quello della pizza.
Il 28 e 29 aprile si è svolto a Reykjavík “Il Contest”, l’appuntamento dedicato alla pizza con Molino Polselli – La Farina Italiana. Un evento che ha portato in gara 13 pizzaioli, chiamati a confrontarsi su impasti, cotture, equilibrio, gusto e capacità di interpretare una delle preparazioni italiane più amate al mondo.
Per Ciociaria&Cucina è stato un onore essere presente in giuria e osservare da vicino il lavoro dei partecipanti. Venendo dalla patria della pizza, lo sguardo è inevitabilmente esigente. Proprio per questo, il valore del contest è emerso con ancora più forza: tutte le pizze presentate hanno mostrato cura, impegno e una buona conoscenza della tecnica. Alcune hanno saputo distinguersi con maggiore personalità, altre hanno evidenziato margini di crescita, ma il livello generale ha raccontato una scena viva, attenta e desiderosa di migliorare.
Reykjavík saluta la pizza italiana
La cosa più bella da vedere è stata la serietà con cui i pizzaioli hanno affrontato la gara. Ogni pizza portava con sé una scelta: l’impasto, il tempo, la cottura, la gestione del forno, l’equilibrio degli ingredienti, la volontà di arrivare al tavolo della giuria con un prodotto preciso.
Ho apprezzato personalmente il lavoro svolto. In molte pizze si percepivano impasti ben condotti, lievitazioni corrette, attenzione alla leggerezza e alla struttura. La pizza, quando esce dai suoi confini naturali e arriva così a nord, diventa anche una prova culturale: bisogna rispettarla, comprenderla, adattarla senza svuotarla della sua identità.
A Reykjavík questo è accaduto. La pizza italiana è come un linguaggio tecnico e gastronomico da studiare, praticare e migliorare.
A chiudere la competizione è stata la classifica finale annunciata da Ó.J&K – ISAM stóreldhús, distributore di riferimento in Islanda. Il primo posto è andato a Ismail di Pizza Popolare, vincitore del contest pizza Polselli. Secondo posto per Mika del Restaurant Mika, mentre il terzo posto è stato assegnato a Logi di SV veitingum Alvotech.
Il ruolo di Ó.J&K – ISAM stóreldhús merita un passaggio a parte. L’azienda, che a settembre raggiungerà i 120 anni di storia, ha dato un’impressione entusiasmante per organizzazione, accoglienza e attenzione ai dettagli. In questi giorni abbiamo visto una realtà solida, gentile, preparata, capace di lavorare con grande precisione anche nella gestione del personale e dell’evento. Un modo di fare impresa che lascia il segno, perché dietro un contest ben riuscito non c’è soltanto il momento della gara, ma una macchina organizzativa fatta di persone, metodo, rispetto e cura.
Tre riconoscimenti che raccontano bene il livello della competizione e la crescita del movimento pizza in Islanda. In tutte le prove si è vista attenzione, voglia di migliorare e rispetto per l’impasto. Alcune pizze hanno avuto una marcia in più per equilibrio, cottura e personalità, ma il contest ha mostrato una qualità generale molto interessante, soprattutto considerando il contesto internazionale in cui la pizza italiana viene studiata, interpretata e proposta.
Dentro questo percorso, il ruolo di Molino Polselli è stato centrale. La farina italiana continua a essere una delle grandi ambasciatrici del nostro modo di fare cucina nel mondo. Non è soltanto materia prima: è struttura, memoria, professionalità, capacità di accompagnare il pizzaiolo nella costruzione dell’impasto.
A Reykjavík, le farine Polselli hanno confermato la loro forza internazionale. Hanno sostenuto impasti diversi, mani diverse, interpretazioni diverse, mantenendo un filo comune: qualità, tenuta, affidabilità e capacità di valorizzare il lavoro di chi sta davanti al forno.
La pizza nasce da pochi ingredienti, ma vive nella precisione. Farina, acqua, lievito, sale: parole semplici, che in mano a un professionista diventano tecnica, sensibilità e risultato finale.
Questo contest ha messo in evidenza anche il lavoro di Paolo Parravano, tecnico di Molino Polselli, presenza fondamentale in questo percorso islandese. Paolo segue personalmente gran parte dei pizzaioli coinvolti, accompagnandoli nella conoscenza delle farine, nella gestione degli impasti, nella lettura dei problemi e nella crescita professionale.
Il suo lavoro, svolto insieme al distributore di riferimento per l’Islanda, è uno degli aspetti più importanti di questa esperienza. Perché portare una farina italiana all’estero non significa soltanto esportare un prodotto. Significa creare relazione, formazione, fiducia, continuità.
Un tecnico come Paolo diventa un ponte tra il molino e il pizzaiolo, tra l’Italia e il Paese che accoglie quella farina. Aiuta a capire, correggere, migliorare. E quando poi la gara prende forma, dentro ogni pizza si vede anche quel lavoro silenzioso fatto prima, nei mesi, nei confronti, nelle prove, negli impasti ripetuti fino a trovare il giusto equilibrio.
Il contest è stato il cuore del viaggio, ma Reykjavík ha dato a questa esperienza una cornice speciale. Il porto vecchio, le bakery della città, il profumo del pane, la cura estetica dei banchi, la presenza di tanti giovani al lavoro nei forni: tutto ha contribuito a raccontare un Paese dove la panificazione ha un valore concreto.
Nei giorni precedenti alla gara, camminando per la città, è stato naturale collegare il mondo della pizza al modo in cui qui si vive il pane. Anche il racconto del pane geotermico islandese, spesso chiamato pane vulcanico, ha mostrato quanto il cibo sia legato al paesaggio: un pane di segale cotto lentamente grazie al calore naturale della terra, nato dal rapporto tra cucina, geotermia e ambiente.
In questo contesto, la pizza italiana ha trovato una scena potente. Il Nord, il vento, il freddo, la luce, i forni accesi. Reykjavík ha accolto l’arte bianca italiana con curiosità e rispetto.
Da ricercatore di eccellenze e da editore di Ciociaria&Cucina, torno da Reykjavík con gratitudine. Abbiamo vissuto un contest, certo, ma anche un viaggio dentro il valore internazionale della pizza italiana. Abbiamo incontrato pizzaioli motivati, impasti ben lavorati, professionisti desiderosi di crescere e una farina italiana capace di parlare anche lontano da casa.
Questa esperienza conferma una cosa importante: il cibo italiano, quando è accompagnato da competenza, formazione e rispetto della materia prima, continua a costruire ponti. La pizza ne è forse l’esempio più immediato. Arriva ovunque, ma resta credibile solo quando dietro ci sono studio, tecnica e qualità.
A Reykjavík, per quattro giorni, il gelo non ha fermato il profumo del forno. La pizza ha raccontato l’Italia, Molino Polselli ha confermato la forza della sua farina nel mondo, Paolo Parravano ha mostrato il valore della formazione tecnica e Ciociaria&Cucina ha avuto il privilegio di osservare, giudicare e raccontare.
Da questo viaggio resta una certezza: anche nel cuore dell’Islanda, davanti a un impasto ben fatto, la pizza italiana sa ancora emozionare.