Newsletter Subscribe
Enter your email address below and subscribe to our newsletter
Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Nel nuovo capitolo de Il vino sottovoce, Alessia Mirone racconta la magia della vendemmia in Ciociaria: un viaggio silenzioso tra i filari del Cesanese, le vigne del Cabernet di Atina e i profumi dei vini naturali. Un racconto di territorio, passione ed enoturismo che svela la forza discreta di una terra capace di parlare al mondo con la voce del vino.
La vendemmia in Ciociaria
Ogni anno, quando settembre allunga le sue ombre dorate sui filari e le colline sembrano respirare all’unisono con il vento, sento che è arrivato il tempo di parlare sottovoce. La vendemmia è così: non ha bisogno di rumore, di clamore, di grandi gesti. È un rito antico che si ripete, con lo stesso rispetto e la stessa cura che hanno guidato le mani di chi ci ha preceduto.
La vendemmia in Ciociaria
Non solo quella della vite, che per mesi ha assorbito luce e pioggia, caldo e frescura, ma anche quella delle persone che hanno vegliato su di lei. I contadini, i vignaioli, le famiglie intere che attendono questo momento come si attende un dono. E in silenzio, con gesti precisi e quasi sacri, raccolgono le uve migliori.
In questo viaggio sottovoce mi piace pensare di percorrere i sentieri che uniscono tre anime diverse della nostra terra. La prima tappa è tra le colline dove nasce il Cesanese, il nostro vitigno autoctono per eccellenza. Qui, i filari raccontano storie antiche: di radici profonde che affondano nella terra vulcanica, di comunità che hanno custodito questo tesoro come un’eredità da tramandare. Ogni calice di Cesanese è un frammento di identità, un richiamo alla forza e alla fierezza della Ciociaria.
Il cammino prosegue nella Valle di Comino, dove si coltiva il Cabernet di Atina. È un territorio che accoglie le brezze fresche dei monti e il respiro del fiume Melfa, regalando ai grappoli un carattere distinto. Il Cabernet qui non è semplice imitazione dei grandi rossi francesi: è un vino che ha saputo trovare la sua voce originale, elegante e riconosciuta nel panorama internazionale, capace di dialogare sottovoce con il mondo intero.
Infine, arrivo nelle vigne dove i vini naturali crescono seguendo un ritmo più lento e rispettoso. Qui il silenzio è ancora più palpabile: è il silenzio della terra che non viene forzata, della vite che trova da sola il suo equilibrio, dell’uva che diventa vino senza maschere. In questi calici sento un ritorno alla purezza, un invito a rallentare, a riscoprire la verità del frutto e del lavoro umano.
Questi tre percorsi – Cesanese, Cabernet di Atina, vini naturali – non sono mondi distanti, ma fili che intrecciati tessono un’unica trama: la capacità della nostra terra di parlare al mondo attraverso il vino. Non con grida, ma con un sussurro che arriva lontano.
Vendemmiare è un atto di pazienza e di fiducia. È saper aspettare il momento giusto, quando l’acino ha raggiunto la sua maturità perfetta. È un lavoro che richiede mani esperte ma anche cuore, perché ogni grappolo raccolto è una promessa: quella che, tra qualche mese o qualche anno, quel frutto diventerà emozione nel bicchiere.
In questo tempo sospeso, fatto di ceste che si riempiono e di silenzi interrotti solo dal fruscio delle foglie, penso a quanto la Ciociaria sia oggi al centro di una nuova scoperta.
Vuoi leggere altre storie di Alessia?
Sempre più viaggiatori, italiani e stranieri, scelgono di fermarsi qui per vivere il momento della vendemmia, per sentire da vicino il respiro delle vigne, per toccare con mano il legame autentico tra vino, cibo e territorio. L’enoturismo diventa così non solo un motore economico, ma un ponte tra culture, un invito a conoscere la nostra terra attraverso il linguaggio universale del vino.
E allora mi piace pensare che questo silenzio, che accompagna ogni grappolo raccolto sottovoce, non resti confinato tra i filari, ma diventi un’eco che viaggia. Dal cuore della Ciociaria arriva fino alle tavole del mondo, portando con sé il racconto di una terra che, proprio perché sa ascoltare e custodire, riesce a donare vini che parlano di autenticità, di passione e di futuro.
Il vino sottovoce non è mai solo un bicchiere: è un incontro, un viaggio, un abbraccio che lega le radici di un territorio al respiro universale di chi lo sa accogliere.
La vendemmia in Ciociaria