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Dal tramonto di Austin arriva una lezione di ascolto e consapevolezza. Il volo dei pipistrelli che si alzano dal Congress Avenue Bridge diventa metafora di vita: imparare a vedere con le orecchie, a muoversi nel buio senza paura e a ritrovare la propria direzione. Un racconto sull’ascolto, sulla libertà e sulla capacità di riconoscere la luce anche nell’ombra.
La lezione dei pipistrelli di Austin
Paola, in questo racconto, parte dal ponte della sua città – Austin – e da un volo di pipistrelli di Austin per condurci altrove: dentro le nostre paure, dentro il nostro bisogno di orientamento, dentro la responsabilità delle nostre voci.
Perché non sono gli animali del buio a farci tremare, ma la parte di noi che non sappiamo illuminare. Paola ce lo ricorda con la delicatezza e la fermezza di chi sa trasformare un dettaglio della natura in una parabola universale: i pipistrelli non temono il buio, lo abitano, lo attraversano, lo ascoltano. Noi, invece, spaesati dal rumore e dall’odio che ci circonda, rischiamo di perderci.
“Emergere dal ponte significa scegliere con cura che suono inviare nel mondo
e imparare a non accogliere l’eco dell’apatia, dell’odio, della guerra.”
Ed è qui che il suo messaggio diventa un invito urgente: imparare a “vedere con le orecchie”, scegliere quali suoni mandare nel mondo, non accogliere l’eco che imprigiona ma quella che guida. È un atto di resistenza e d’amore: trasformare la nostra voce in un’ecolocazione di pace.
In queste pagine non leggiamo solo un racconto: ascoltiamo una verità che ci riguarda tutti. E allora entriamo con lei sotto quel ponte, e sopra la paura, per ritrovare la strada che ci unisce.
Alfio Mirone
La lezione dei pipistrelli di Austin
Ottobre è il mese dell’ombra. Un mese in cui si parla spesso di paura e di creature della notte, e in cui si celebra Halloween. Tra queste creature, ce n’è una che da secoli domina l’immaginario: regina del buio, simbolo di stregoneria, sangue, mistero. Ed è proprio ad Austin, in Texas, che questa creatura ha trovato casa.
Ogni sera, quando il sole diventa un mare di colori rossi sul fiume Colorado, accade uno spettacolo meraviglioso. Sotto il Congress Avenue Bridge, nel cuore di Austin, milioni di piccole ali iniziano a muoversi. I pipistrelli escono dalle fenditure del ponte e danzano nel cielo. Un volo collettivo che sembra disegnare arabeschi neri contro il tramonto della città. Centinaia di persone si incontrano lungo le rive, sulle barche, sui tetti, persino sui kayak, per assistere a questa uscita notturna.
Austin ospita la più grande colonia urbana di pipistrelli del mondo. Quasi un milione e mezzo di pipistrelli dalla coda libera messicani trovano rifugio sotto quel ponte. Arrivano ogni primavera dal Messico e poi, con l’arrivo dell’autunno, tornano a sud. Attraversano il cielo nel buio, guidati da un’arma segreta. Come fanno a volare nell’oscurità più totale senza sbattere contro gli ostacoli? I pipistrelli emettono ultrasuoni che rimbalzano sugli oggetti e tornano indietro come un’eco. Così possono “vedere con le orecchie” ciò che gli occhi non percepiscono. Questa meraviglia della natura si chiama ecolocazione.
Vedo questi animali volare armoniosamente e penso a noi. Mi chiedo: quanto spesso ascoltiamo davvero l’eco giusta? Quella che ci aiuta a orientarci nel buio? I pipistrelli non nascono col male addosso: siamo noi a proiettarglielo. Secoli di associazioni negative li hanno caricati del nostro timore del buio. In realtà, è noi stessi che temiamo: ciò che non comprendiamo. E questa paura, senza contorni, aleggia ancora oggi nell’aria. Viviamo tempi strani. Iperconnessi e pieni di voci, ma poveri di ascolto. C’è molto che si può imparare dai pipistrelli, soprattutto in questi tempi. Loro non temono il buio. Lo abitano, lo attraversano, lo ascoltano. Noi, invece, siamo spaesati. Abbiamo perso orientamento, sovraccarichi di rumore e privi di direzione. Abbiamo bisogno di imparare a “vedere con le orecchie”, come fanno i pipistrelli. Non abbiamo bisogno di un’eco che ci imprigiona, ma di una che ci guida. Emergere dal ponte significa scegliere con cura che suono inviare nel mondo e imparare a non accogliere l’eco dell’apatia, dell’odio, della guerra. Dobbiamo emettere le nostre voci di amore, rispetto e pace fino a farle diventare così forti da trasformarsi nell’ecolocazione della nostra comunità.
Eppure, osservando i pipistrelli ad Austin, mi sono resa conto che non c’è nulla di mostruoso in loro.
Un rituale notturno che ci ricorda che anche nel buio si può danzare, se sappiamo ascoltare, scegliere con cura la direzione e trovare, nel pieno della notte, una strada comune. Sotto il ponte e sopra la paura.
Rubrica “Ogni Pa(r)ola” · Ciociaria&Cucina
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La lezione dei pipistrelli di Austin