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Le ultime settimane hanno segnato profondamente la vita del nostro paese e di tutti noi. E, certamente, ne leggeranno nei libri di storia le generazioni future. Sono giorni di dolore, fisico e morale, di lontananza, di privazioni. Giorni che hanno impresso, necessariamente, un cambio radicale nelle nostre abitudini. Ma anche, giorni di sacrificio e abnegazione da parte di tutti coloro che sono stati, sono e saranno in prima linea per combattere quanto sta accadendo. In mezzo a tanta sofferenza e preoccupazione, è bene non farsi sopraffare e cercare di diffondere un messaggio di speranza che possa lenire gli affanni di questo nostro tempo sconvolto. E saper trovare le più piccole tracce di positività, anche si dovesse scovarle con una fioca luce di lanterna. Cominciamo col dire che l’insegnamento più immediato che ne abbiamo tratto è di tipo morale. In natura, ogni specie si trova ad essere, di volta in volta, preda o predatore. E’ una legge cui non ci si può sottrarre e il genere umano non fa eccezione. E se c’è qualcosa cui questa emergenza ci ha messo di fronte, nel modo più crudo, è che i pregiudizi che nutriamo nei confronti del prossimo possono poi investire noi stessi, facendoci capire cosa significhino l’emarginazione, il sospetto e il rifiuto. Dovremmo, pertanto, imparare, una volta per tutte, un valore che dovrebbe essere ormai acquisito: quello del rispetto per tutti e della fratellanza.
I giorni che ci hanno cambiato
C’è poi il recupero, forzato ma reale, di una dimensione di vita più allentata, meno frenetica. Siamo abituati da sempre a correre in ogni dove come formiche impazzite e a considerare la lentezza un ostacolo e un difetto, oltre che una noia. Ma quello che ci è accaduto ci ha imposto di non affollarci, di rallentare il ritmo e dilatare anche i tempi di azioni quotidiane banali quali fare la spesa. E, nell’attesa del nostro turno per entrare nei negozi, parlare col vicino di fila, pur se a distanza di sicurezza. Abbiamo riscoperto il valore di chiacchierare con i nostri concittadini, per confrontare emozioni e paure o per rassicurarci a vicenda, dicendoci che ”ce la faremo”. Non ci si saluta più per la strada, come accadeva nei piccoli paesi in cui tutti si conoscono o in rioni e quartieri. Ma ora si fa, serve a sentirsi vicini in un momento in cui la vicinanza fisica è proibita. E abbiamo ritrovato anche il senso di scrivere una lettera, fare quella telefonata per ascoltare la voce delle persone a cui teniamo, leggere un libro o ascoltare musica, curare le nostre piante, preparare una torta. Nonché ascoltare noi stessi interiormente, una cosa che velocità e frenesia non permettevano di fare. E forse, in questi giorni, capire davvero chi o cosa è importante per noi, solo perché abbiamo il tempo di pensarci. Privati forzosamente di parte della nostra libertà, abbiamo reimparato la semplicità e a leggere in noi per scoprire quel lato intimo della nostra umanità cui avevamo abdicato da tempo. E chissà che non si riesca a tenercelo stretto. Anche dopo …