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Turismo di presenza, non conquista di Paola Pisano

Turismo di presenza, mai di conquista

Il turismo di presenza è un invito a viaggiare con rispetto, ascolto e consapevolezza. Un racconto autentico tra Kyoto, Barcellona e Buenos Aires per riflettere su overtourism e bellezza condivisa.

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Turismo di presenza, mai di conquista

Un modo di viaggiare che non fa rumore

C’è un modo di viaggiare che non fa rumore, che non calpesta, non invade, non pretende. È il turismo di chi si avvicina con rispetto, con curiosità vera, con il desiderio di ascoltare prima ancora di raccontare.
Chi conosce Paola sa che le sue parole nascono proprio da questo approccio. Ho seguito il suo recente viaggio attraverso i social e qualche scambio privato, e ho potuto ammirare i luoghi che ha scelto: mai banali, mai scontati. Luoghi in cui il bello non si limita all’estetica, ma si intreccia con la cultura, con la storia, con le librerie nascoste tra le strade di Kyoto e Tokyo, con i silenzi che solo chi sa osservare riesce a scovare.
Anche in questo articolo, Paola ci accompagna lungo un percorso che parla di bellezza e consapevolezza. Un invito, oggi più che mai attuale, a lasciare che siano la presenza e il rispetto a guidare i nostri passi nel mondo.
                                                                                                                                                                Alfio Mirone

Turismo di presenza, mai di conquista

Il viaggio come riflesso dei nostri desideri

Sono seduta sulla sedia di plastica dell’area d’attesa: il mio volo parte fra mezz’ora e l’aria condizionata fatica a domare il caldo di giugno. Intorno a me scorre il rito collettivo dell’esodo estivo. Parto per il Giappone, un luogo che, fino a poco tempo fa, avrei considerato irraggiungibile.
Viaggiare non è mai un atto neutro, ma un riflesso dei nostri desideri. Oggi milioni di persone possono concedersi qualche giorno fuori porta. Il privilegio del viaggio si è, in parte, democratizzato. Eppure, non è sempre stato così…

Dall’otium al turismo di massa

Nel Settecento, i giovani aristocratici del Grand Tour godevano di un ozio colto e lento, l’otium, perché qualcun altro, servi e contadini, reggeva il peso del negotium. Oggi quell’ozio esiste ancora, ma sotto il ricatto costante della produttività.
Turni di dieci ore per accumulare ferie, itinerari “cinque città in quattro giorni”, code interminabili per la foto perfetta da condividere sul social. La logica della prestazione si è trasferita dagli uffici agli aeroporti. Il turismo è diventato un business, un processo economico e una lista di incombenze pianificate al minuto.

L’overtourism e le sue conseguenze

Da questa nuova forma di spostamento nasce il fenomeno che chiamato turismo di massa: “il movimento di un gran numero di turisti organizzati verso destinazioni popolari a fini ricreativi”. Negli ultimi mesi questo turismo ha trovato riscontro nelle piazze europee.
Il 15 giugno, migliaia di residenti di Spagna, Portogallo e Italia hanno protestato contro questo nuovo fenomeno…
Buenos Aires, intanto, vede i menù in inglese moltiplicarsi e i prezzi lievitare sotto la spinta di uno stile globale che cancella ritmi e costi locali.

Città desiderabili, città invivibili?

E anche la città dove sono turista mentre scrivo questo articolo, Kyoto, respira a fatica l’assedio quotidiano. Le geishe costrette a cambiare strada per evitare gli smartphone, monaci che chiudono i giardini nelle ore di punta per difendere il silenzio.
E l’elenco potrebbe continuare, da Roma a Parigi, fino a Città del Messico, la dimostrazione di quanto l’onda lunga dell’overtourism pesi ormai su ogni latitudine.
Con il turismo massivo, più un luogo diventa desiderabile, più rischia di diventare invivibile per chi lo abita ogni giorno…

Il diritto alla città e la responsabilità del viaggiatore

Comprendo l’esasperazione di chi protesta; non è il turista il nemico, è il modello che lo dirige. Un modello in cui amministrazioni ed economie si reggono quasi esclusivamente sulla spesa dei visitatori…
Per questo diverse città provano a ristabilire l’equilibrio. Barcellona impone un tetto agli alloggi turistici… Azioni difensive, certo, ma segnali che le città non vogliono più essere quinte teatrali.

Possiamo ancora viaggiare senza invadere?

E mentre percorro le vie di Kyoto, città che dibatte quotidianamente come convivere con l’assedio dei visitatori come io, mi chiedo: possiamo ancora viaggiare senza invadere? Possiamo attraversare un luogo senza trasformarlo nella replica delle nostre aspettative?
Credo di sì. Se cittadini faticano per ristabilire l’equilibrio, noi viaggiatori possiamo e dobbiamo fare la nostra parte.

Rispetto e consumo responsabile

La risposta sta nel rispetto e in un consumo responsabile. Rispetto è fermarsi un istante prima di scattare, chiedere “posso?” prima di sollevare la macchina fotografica, riconoscere che ogni tempio, spiaggia o strada appartiene prima di tutto a chi vi abita.
Consumo responsabile significa investire tempo (e denaro) in attività che restano alla comunità, ricordando che siamo ospiti, non proprietari…

Il turismo come dialogo

Viaggiare non dovrebbe somigliare a un assedio, ma a un dialogo. Il rapporto fra visitatore e abitante deve essere orizzontale, fatto di scambi e non di appropriazioni.
Così la presenza del turista non colonizza, ma nutre lasciando intatto quel luogo a chi lo vive ogni giorno. Ricordando sempre che ogni spazio che attraversiamo merita la stessa delicatezza che riserviamo alle stanze di casa nostra.

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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