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Sono certa che se sarà

Sono certa che se sarà

Un racconto che mescola introspezione e gusto, spingendo oltre lo sguardo per scoprire il significato profondo del vivere e del viaggiare. Attraverso riflessioni sulla vita come viaggio e sulla capacità di percepire ciò che ci circonda, si approda a una tappa concreta e simbolica: un ritorno alla Trattoria da Elena per assaporare il risotto di carciofi abbinato a un vino dalle caratteristiche uniche. Un invito a guardare il mondo con emozione e sapienza, accompagnato dalla ricetta dello chef.

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Sono certa che se sarà

Sono certa che se sarà

“Il sole uscì dalle nubi e splendette allegro sugli uomini. Un uccellino cantò. Una dolce brezza spirava tra gli alberi, sollevando le corolle dei fiori e diffondendo il loro profumo nei boschi. Un insetto passò ronzando per andare a fare ciò che gli insetti fanno (qualunque cosa sia) nel trado pomeriggio. Un suono di voci si levò in aria dall’intrico di foglie. Le voci erano di due ragazze, che si fermarono di colpo, meravigliate, vedendo Ford Perfect e Arthur Dent a terra che sembravano contorcersi per il dolore, ma che in realtà si stavano rotolando per le risate”.

                                                                                                                                                D.Adams

Ci vuole un’arte particolare per raccontare la vita. Chissà se riuscirò mai a trovarla…

Si può scorgere e intuire più di quello che appare, se lo si sa interiormente avvertire. Una questione di sguardo, ma più ancora di emozioni a cui fare spazio, da cui lasciarsi condurre. Una questione di visione, potremmo dire, e di sentire. Quello che vediamo dipende dal nostro sentire. Non è quello che sta semplicemente dinanzi a noi, in una estraneità che ci lascia indifferenti, ma quello che ci coinvolge, ci implica; che sappiamo portare dentro di noi, in cui ci immergiamo e da cui ci lasciamo attraversare. Vale per le situazioni quotidiane e vale, ancor di più, per quello che riempie la nostra esistenza determinandone il corso, per le relazioni e gli affetti, per le scelte che danno forma alla vita, per quello che ci accade, per la storia che con altri condividiamo lì dove siamo, per quello che avviene nel mondo in un altrove lontano ma in realtà vicinissimo da cui lasciarsi toccare. Una questione di sguardo e di un sentire che può aiutarci a vedere, a spingere oltre lo sguardo.

Oltre lo sguardo c’è il ritorno, o la speranza di questo. Il ritorno inteso come senso e metafora, contenuti che appartengono ancestralmente all’Autostoppista. Qualcuno lo chiama “cittadino del mondo”, altri “No Roots”: Egli contiene la propria vita in un bagaglio; abituato ad avere poche abitudini o ad allontanarsene gradualmente. In quelle occasioni al risveglio, per qualche secondo, lo assale un senso d’incertezza, di mutabilità e provvisorietà.
Beneficia e patisce la costante condizione di caducità: apprezza il calore dell’ultima giornata di sole e il gusto dell’ultimo bicchiere di vino, ma soffre di una costante sensazione di precarietà e, per non essere vittima della sensazione di finito, percorre spesso un circolo, un iter di ricordi e proiezioni future in continua evoluzione.
Questa sindrome, qui descritta nella condizione e percezione del viaggiatore seriale dell’era globale, ha caratterizzato nei secoli il percorso di chi ha vissuto, indipendentemente da una frenetica motilità, la propria vita come fosse un viaggio. Un viaggio fisico, astratto e spirituale che ha spesso caratterizzato la Guida Enogastronomica per Autostoppisti. In questo specifico il ritorno è fisico e reale. La tappa è una già visitata Valmontone, ma questa volta alla Trattoria da Elena @trattoriaelenavalmontone. Qui, si è, per assaporare, di ritorno da un viaggio (un altro o sempre lo stesso?) in barca mai avvenuto, il risotto di carciofi di Elena, accompagnato con Casale Vallechiesa Heredio Frascati Superiore DOCG www.casalevallechiesa.it. Uve Malvasia del Lazio, Greco e Bombino. Un vino dal colore giallo paglierino, luminoso con riflessi dorati, dai profumi intensi, floreali e fruttati. Struttura e persistenza che ben sorreggono la ferrosità rilasciata dal carciofo.

Si tratta di chiedersi allora che cosa vedi. Che cosa vediamo, quanto riusciamo a vedere, a sentire la vita in noi e intorno a noi?

È la domanda che risuona continuamente nella scrittura; la domanda posta ai profeti, alla sentinella nella notte e all’indagatore dell’imbuco. Scrutare l’orizzonte, la novità che sopraggiunge è possibile solo se lo sguardo si immerge in ciò di cui facciamo esperienza ogni giorno, se apprendiamo l’arte dell’intus legere che è intelligenza, ma che è prima di tutto sapienza del vivere, capacità di avvertirne il senso e il sapore, di lasciarsi spiazzare, e a volte sconvolgere da quel che viviamo, ma anche di consentire che esso ci sorprenda, ci commuova e spezzi le nostre rigide strutture di difesa e faccia cadere i muri dell’indifferenza.

La ricetta dello chef:

Pulite i carciofi e dividerli in 4 parti. Saltate in una padella larga 1 aglio sbucciato e precedentemente schiacciato con 2 cucchiai di olio per 1 minuto. Aggiungete i carciofi, una manciata di prezzemolo tritato molto fine e lasciate rosolare in padella per 2-3 minuti. Aggiungete 4-5 cucchiai di brodo vegetale bollente e lasciate stufare con coperchio per 15 minuti a fiamma bassa.

In un’altra padella larga, altro aglio sbucciato e schiacciato con 2 cucchiai di olio, fate rosolare per 1 minuto, aggiungete il riso e fate tostare per 1 minuto. Lasciate sfumare con il vino bianco, aggiungendo un cucchiaio di brodo vegetale.

Frullate la maggior parte dei carciofi con il loro succo, mettendone da parte 2–3 per ogni piatto. Filtrate bene la crema di carciofi. Aggiungetela al risotto e continuate a cuocere 12-13 minuti con brodo vegetale al bisogno.

Quando è arrivato ad una consistenza cremosa, spegnete il fuoco, mantecate con 2 cucchiai di olio e parmigiano!

Servite caldo con i carciofi per ogni piatto e una manciata di prezzemolo.

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
Articoli: 1846

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