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Intervista a Francesco SaverioTeruzzi di Alice Ceccarelli

Intervista all’artivatore Saverio Teruzzi

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Intervista all’artivatore  Saverio Teruzzi

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Intervista all’artivatore  Saverio Teruzzi

Le mura ciclopiche di Alatri, le cisterne romane di Albano Laziale vestite dalla luce del progetto Luminis                                    

Saverio Teruzzi, artivatore presso Cittadellarte, ci illustra il progetto di Mario Carlo Iusi e i suoi retroscena.

Francesco Saverio Teruzzi è un Artivatore: promuove, diffonde, attiva l’arte e la cultura negli ambienti sociali perseguendo attraverso la creatività una trasformazione civile responsabile. La figura dell’artivatore contempla alcune delle caratteristiche dell’artista, del curatore, dell’imprenditore e del manager di proposte culturali e sociali, attivando l’arte nella realizzazione di progetti di trasformazione sociale responsabile.

Nel 2011 Teruzzi inizia ad interessarsi all’arte contemporanea grazie a un’opera di Michelangelo Pistoletto: La valigia dell’Uomo Nero. Da subito sarà coinvolto nel Progetto Terzo Paradiso, diventandone Ambasciatore.

Attraverso il bando di Lazio Contemporaneo Teruzzi promuove il progetto di Mario Carlo Iusi:  un insieme di opere che trasforma la luce in arte, creando un dialogo tra passato e presente; le installazioni incorniciano sezioni dei monumenti dando loro una nuova luce. L’obiettivo è quello di valorizzare i monumenti, invitando il pubblico ad intraprendere un dialogo con questi. Il progetto prevede tre tappe: dal 14 settembre al 13 ottobre sulle mura di Alatri, dal 26 ottobre sulle cisterne di Albano Laziale per arrivare poi a Barcellona.

L’Artivatore ci accompagnerà nel viaggio del Luminis attraverso un’intervista.

Che cos’è la Fondazione Pistoletto e poi, che cos’è Artivazione?

La Fondazione Pistoletto Cittadellarte nasce 25 anni fa a seguito di un progetto che si chiamava Progetto Arte, scritto da Michelangelo Pistoletto, che vede l’arte al centro di una trasformazione responsabile della società.

Quello che facciamo a Fondazione Pistoletto è cercare di cambiare il mondo attraverso l’arte e lo facciamo perché utilizziamo quest’ultima per parlare di economia, politica, spiritualità, sport… cioè tutte quelle che sono le attività umane possono essere viste, interpretate e reinterpretate tramite l’arte.

Quello che facciamo è soprattutto un messaggio di proposta per quello che potrebbe essere effettivamente la società.

Artivazione nasce da la mia attività come “Artivatore” all’interno di Città dell’Arte, ovvero sia l’unire l’arte all’organizzazione di attività ed eventi che possono effettivamente andare a incidere in questa maniera e lo faccio localmente partendo dai Castelli Romani, da Albano Laziale, ma anche puntate al di fuori, come il caso di Alatri.

Invece in che modo vi occupate dei giovani artisti come Mario Carlo?

Mi è capitato spesso e volentieri di incontrare artisti e giovani artisti; loro sono quelli che riescono a evidenziare in maniera diversa cose che poi ci appaiono davanti agli occhi tutti i giorni. Utilizzano sistemi che sono nuovi e con i quali bisogna cercare anche di stare al passo con i tempi. Per verificare se c’è arte o non c’è arte, noi guardiamo di fatto se c’è una ricerca scientifica, artistica, se c’è una continuità in quello che fanno gli artisti e poi se c’è effettivamente un grado di innovazione, perché questi sono tre fattori che in un artista dovrebbero esserci.

Nel caso di Mario Carlo Iusi abbiamo trovato tutti questi fattori e soprattutto abbiamo riscontrato che non si fermava al concetto dell’estetico, ma è sempre presente una parte etica in quello che fa.

E invece come vi siete accorti che questo progetto, il progetto Luminis era il progetto più valido da poter presentare?

Il bello è che con gli artisti poi ci devi parlare. Loro hanno quella scintilla che effettivamente li differenzia dagli altri e che fa anche la differenza tra un artista, un decoratore, un artigiano, che magari sono bravissimi nella loro attività, ma non hanno quel quid in più.

Con il progetto ci siamo un pochino allargati e quindi ripresentiamo il progetto sulle cisterne di Albano Laziale (dal 13 ottobre) e poi l’altra sede che ospiterà Luminis è a Barcellona: potevamo inserire una sede internazionale ed abbiamo scelto il Drapart Festival e con Espronzeta, una galleria che conosco e che ha sposato il progetto e ha deciso di partecipare.

Questa è la sua prima volta che vede le mura megalitiche di Alatri e il progetto di Mario Carlo installato su di esse?

Siamo venuti per fare un po’ mente locale per il posizionamento delle cornici, bisognava scegliere che cosa andare ad inquadrare o non inquadrare e a quale altezza posizionarle. Poi, allestendo ci è capitato per caso di aver trovato una scritta che non aveva mai visto nessuno, o che magari era lì da chissà quanto tempo, non si sa nemmeno bene che cosa possa voler dire – personalmente mi sembra una data – però c’è tanto da scoprire.

Che impatto ha avuto quando ha visto le mura vestite di queste cornici?

La prima cosa che mi è fatto molto molto piacere è vedere la risposta di Alatri all’inaugurazione: c’era veramente tantissima gente, oltre quello che uno poteva aspettarsi. Il momento di attesa che c’è stato perché doveva ancora scendere un po’ la luce e quindi Mario Carlo che si è messo a spiegare le opere davanti a moltissima gente Poi a un certo punto si accendono le cornici.  Devo dire che ero felice soprattutto per Mario Carlo perché si stava realizzando un qualche cosa cui lui pensava ed agognava da veramente tanto tempo quindi è stato veramente un bel momento.

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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