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Abbiamo raccontato GazaCola prima di tutti. Ora che il mondo si muove, ribadiamo una verità: il cibo può cambiare le cose. Anche una lattina.
Il cibo può cambiare le cose? GazaCola lo dimostra ogni giorno
Siamo stati i primi a raccontarlo. Lo abbiamo fatto con una copertina e con la mia lettera da direttore, sapendo bene che una scelta così avrebbe fatto parlare. In pochi giorni ci sono arrivate decine di telefonate, messaggi, mail. Tanti complimenti sinceri, ma anche qualche sguardo perplesso. Non tanto sul contenuto, quanto sul fatto che un piccolo giornale indipendente osasse dire le cose come stanno. Eppure, proprio questa sorpresa ha confermato che era la strada giusta. Quando la verità rompe il silenzio, il rumore lo fanno gli altri.
Il cibo può cambiare le cose? GazaCola lo dimostra ogni giorno
Solo un mese fa, sulle pagine di Ciociaria&Cucina, abbiamo scelto di fare qualcosa che, per un magazine enogastronomico, può sembrare insolito: abbiamo dedicato la nostra copertina a GazaCola, la bevanda prodotta per la Palestina che da semplice prodotto è diventata simbolo di resistenza, dignità e speranza.
Non solo. Anche nella mia lettera, che apre ogni mese il nostro magazine, ho voluto che ci fosse un messaggio chiaro, diretto, senza timori. Un invito a guardare oltre le apparenze, a capire che dietro ogni prodotto ci sono storie, popoli, drammi e speranze.
Non era solo una lattina. Non era solo una bevanda. Era un gesto, un segnale, una piccola ma concreta forma di solidarietà verso un popolo che oggi chiede rispetto, diritti, libertà.
Ho scelto di farlo prima di tutti, con il coraggio e la responsabilità che sento ogni giorno nel dirigere un magazine indipendente. E oggi, vedere che qualcosa si muove, che le parole accendono i gesti, non può che confermare che la direzione era quella giusta.
Da mesi assistiamo a un massacro. Gaza distrutta, migliaia di civili uccisi, ospedali bombardati, intere famiglie cancellate. Il tutto sotto gli occhi del mondo, che troppo spesso preferisce distogliere lo sguardo.
In questo clima, molte aziende israeliane non solo non prendono le distanze dalle politiche del governo Netanyahu, ma anzi, si fanno strumento di una narrazione che trasforma le vittime in colpevoli e che nega quotidianamente dignità al popolo palestinese.
Tutto questo avviene nell’indifferenza di gran parte della politica europea e americana, che si limita a parole vuote o, peggio, a un silenzio complice.
Eppure, qualcuno si muove.

Dopo la nostra copertina e le prime parole nette del nostro giornale, sono arrivate anche le testate nazionali, che finalmente hanno iniziato a parlare di GazaCola.
Ma il segnale più forte arriva dal mondo del consumo quotidiano: sempre più persone scelgono con consapevolezza cosa acquistare, e alternative come GazaCola iniziano a farsi spazio.
Sembra un piccolo dettaglio? Forse. Ma ogni scelta consapevole, ogni prodotto che racconta una storia diversa, è un mattone per costruire un mondo più giusto.
In queste ore, è arrivato un altro segnale importante: il governo spagnolo ha chiesto ufficialmente la sospensione dell’accordo tra l’Unione Europea e Israele.
Un gesto coraggioso, che mette nero su bianco ciò che molti fingono di non vedere: non si può continuare a firmare accordi commerciali con chi calpesta i diritti umani, bombarda scuole e ospedali, affama un intero popolo.
Vedremo se l’Europa avrà il coraggio di seguire questa strada o continuerà a nascondersi dietro il linguaggio della diplomazia ipocrita.
Noi, nel nostro piccolo, abbiamo scelto. Abbiamo scelto di non essere neutrali. Abbiamo scelto, con la nostra copertina, con la mia lettera, con questo articolo, di dire da che parte stiamo.
Il cibo racconta. Il cibo educa. E anche le nostre dispense, i nostri carrelli della spesa, parlano di noi.
Per questo, oggi, invito tutti a riflettere e a fare scelte consapevoli. Escludere i prodotti israeliani non è un gesto contro un popolo, ma contro chi sostiene e alimenta l’oppressione. Sostenere alternative come GazaCola è, oggi, un gesto piccolo ma significativo.
Non cambieremo il mondo con una lattina. Ma possiamo contribuire a raccontare una storia diversa. E continueremo a farlo, prima degli altri, come abbiamo sempre fatto. Con il coraggio delle parole, la forza della coerenza e il rispetto per la verità.