Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Food for Profit e le istituzioni che dimenticano i figli

Food for Profit e le istituzioni che dimenticano i figli

Share your love

Food for Profit e le istituzioni che dimenticano i figli

Giulia Innocenzi denuncia i fondi agli allevamenti intensivi: mentre le lobby incassano milioni, le famiglie italiane restano senza aiuti.

di Alfio Mirone

Questo editoriale sarebbe dovuto nascere per parlare dei figli, della patria e della famiglia — quei tre grandi concetti che da anni vengono usati come slogan, come vessilli da sventolare nei comizi e nelle campagne elettorali.
Ma tutto è cominciato da un video.

Food for Profit e le istituzioni che dimenticano i figli

Giulia Innocenzi

Un video di Giulia Innocenzi che racconta le atrocità degli allevamenti intensivi e il sistema di potere che li protegge.

Nel guardarlo, ho provato la stessa indignazione e la stessa impotenza che forse provano molti italiani: scoprire che dietro a quelle immagini di sofferenza si nascondono milioni di euro di fondi europei e pubblici, destinati non a salvare ma a perpetuare un sistema malato.
Le aziende killer che maltrattano gli animali, inquinano la terra e ammorbano l’aria, finiscono per ricevere ancora più soldi proprio dopo le epidemie che esse stesse alimentano: peste suina africana, influenza aviaria, blue tongue.
Mentre migliaia di animali vengono uccisi per contenere il contagio, arrivano gli indennizzi, i rimborsi, i contributi straordinari.
Un ciclo di dolore e denaro che non si interrompe mai.

E così ho pensato: se l’Europa e lo Stato riescono a trovare risorse per sostenere chi distrugge, perché non riesce ad aiutare chi costruisce?
Le famiglie, i giovani, le madri e i padri che cercano solo di vivere con dignità, di crescere un figlio, di dare un futuro ai propri sogni.

Stato, Patria, Famiglia

Ci parlano di “Stato, Patria, Famiglia” come di pilastri sacri della nostra identità, eppure la realtà è fatta di asili insufficienti, stipendi precari, affitti insostenibili e una scuola pubblica che arranca.
Ci dicono di fare figli per salvare la nazione, e poi ci lasciano soli a contare le spese e le rinunce.
C’è persino chi evoca, con inquietante leggerezza, il mito della “razza bianca”, come se il problema fosse il colore della pelle e non la povertà culturale, morale ed economica in cui stiamo sprofondando.

Nel Nord Europa, le famiglie, senza distinzione di colore, vengono aiutate ogni mese, e lo Stato copre i costi dell’istruzione fino all’università.
Da noi, invece, si finanziano le multinazionali dell’agroindustria, mentre le piccole aziende e le famiglie che tengono in piedi il Paese vengono lasciate indietro.

Eppure, basterebbe poco.

Basterebbe smettere di sprecare miliardi per tenere in vita gli allevamenti della crudeltà e destinarli ai figli del nostro Paese, a chi crede ancora in una vita onesta e in un futuro possibile.
Con quegli stessi fondi, si potrebbero sostenere i nuclei familiari, offrire studi gratuiti, creare fiducia e speranza.
Solo così i giovani tornerebbero a voler mettere radici, a costruire famiglie, a sentirsi parte di una patria che non li tradisce.

Io sogno un’Italia che protegga chi ama, non chi sfrutta.
Che investa nei figli, non nei profitti.
Che non confonda la parola “famiglia” con un motto, ma la viva come un impegno quotidiano, fatto di scelte, di responsabilità e di futuro.

Fino ad allora, continueremo a vivere in uno Stato che nutre i mostri e dimentica i figli.

Vuoi leggere i miei editoriali?

Clicca e leggi gli editoriali nel blog

Condividi il tuo amore
Alfio Mirone
Alfio Mirone
Articoli: 1846

Stay informed and not overwhelmed, subscribe now!