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Anni e Bicchieri Lotto 13, la Cantina Popolare di Garbatella dove il tempo smette di correre

Anni e Bicchieri Lotto 13, la Cantina Popolare di Garbatella dove il tempo smette di correre

A Garbatella c'è un posto dove le frasi arrivano già vissute e i bicchieri non sono mai del tutto asciutti. Anni e Bicchieri Lotto 13 Cantina Popolare è uno di quei luoghi che non si aprono quando gira la chiave, ma quando il primo bicchiere tocca il bancone. Un racconto di serata, di vino ancestrale e di quella domanda che resta sospesa nell'aria: e se, per una volta, lasciassimo correre?

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Anni e Bicchieri Lotto 13 Cantina Popolare Garbatella

Anni e Bicchieri Lotto 13, la Cantina Popolare di Garbatella dove il tempo smette di correre

Ma se provassimo invece per una volta a lasciar correre?

“Tengo un registro. Un Diario. È da quindici anni che scrivo. Ogni giorno ho segnato tutti i posti dove andavo, e com’era il tempo. E sempre immancabilmente, il tempo era orribile.” D.Adams

Anni e Bicchieri Lotto 13 Cantina Popolare Garbatella

A volte “lasciar correre” suona come una resa, quasi un fallimento nel difendere ciò che pensiamo o sentiamo. Eppure, se lo guardiamo da un’altra prospettiva, può essere un atto di grande consapevolezza. Non è sempre rinuncia: può essere scelta.

Fare un passo indietro non significa sparire, ma cambiare punto di osservazione. Quando restiamo troppo attaccati a una situazione o a un’emozione, finiamo per stringerla così forte da non riuscire più a vederla davvero. Il passo indietro crea spazio. E nello spazio, finalmente, le cose respirano.

La calma nasce proprio lì: non nell’assenza di movimento, ma nella sospensione della reazione immediata. È un tempo più lento, in cui non dobbiamo dimostrare nulla. E in quel tempo si aprono possibilità che prima erano invisibili: comprendere senza difenderci, ascoltare senza preparare una risposta, sentire senza giudicare.

Lasciar correre, allora, diventa un gesto di fiducia. Fiducia nel fatto che non tutto va controllato, che non ogni tensione va risolta subito, che alcune cose trovano il loro posto proprio quando smettiamo di forzarle. È come allentare la presa su una corda: improvvisamente non siamo più in lotta, e possiamo accorgerci di chi e cosa abbiamo davanti.

La connessione autentica nasce raramente nello scontro diretto; più spesso emerge in quei momenti di quiete in cui abbassiamo le difese. Fare un passo indietro, in questo senso, non ci allontana: ci avvicina in modo più vero. Perché solo quando c’è calma possiamo incontrarci davvero.

A Garbatella certe frasi non iniziano mai davvero da dove sembrano. Vengono prima scritte su un Taccuino, come è solito fare l’Autostoppista. Arrivano già vissute, già passate di bocca in bocca, come i bicchieri che non sono mai del tutto asciutti. Quando cala la sera, le luci non si accendono tutte insieme. Alcune tremolano, altre arrivano in ritardo, come se anche loro avessero bisogno di un momento per decidere da che parte stare. È in quell’ora sospesa che apre davvero Il Ristornate Anni e Bicchieri Lotto 13 Cantina Popolare @anniebicchieri. Non quando gira la chiave nella serratura, ma quando il primo bicchiere tocca il bancone con quel suono secco che sembra dire: “Adesso sì.”

“Ma se provassimo, invece, per una volta, a lasciar correre?”

Alla Cantina Popolare Anni e Bicchieri non è chiaro chi l’abbia detta per primo. Forse uno nuovo, uno di quelli che ancora pensano che le frasi servano a cambiare qualcosa. Forse l’Autostoppista. O forse uno storico del locale, uno che lo sa benissimo che invece servono solo a tenere accesa la serata.

La porta si apre sempre con un mezzo colpo, mai deciso. Dentro, la luce è bassa ma non malinconica. È una luce che non giudica. Il bancone è segnato da anni di gomiti, discussioni e bicchieri appoggiati troppo forte. Le bottiglie non stanno in fila per essere belle, stanno lì perché qualcuno prima o poi le sceglierà. Anni e bicchieri, appunto. Gli anni sono quelli di chi torna. I bicchieri sono quelli che restano.

C’è chi entra e saluta tutti, anche se non conosce davvero. Qui funziona così: non serve presentarsi, basta sedersi. Dopo il primo sorso sei già dentro a una conversazione che era iniziata mezz’ora prima o cinque anni fa.

“Lasciar correre cosa?” chiede una voce dal tavolo in fondo.

Le risposte non arrivano subito. Alla Cantina Popolare Lotto 13 le parole hanno bisogno di sedimentare, proprio come il vino buono. Si parla sopra, si ride, si cambia argomento e poi, quando nessuno ci sta più pensando, qualcuno risponde.

“Le cose che ci teniamo strette anche quando fanno male.”

Silenzio breve. Non imbarazzato, ma pieno.

Garbatella fuori continua a muoversi con il suo ritmo storto e perfetto: motorini, scale, finestre aperte anche quando fa freddo. Dentro invece il tempo si allarga. Non si ferma, ma smette di correre.

Un uomo con le mani grandi gira il bicchiere senza bere. Una ragazza scrive qualcosa sul retro di uno scontrino. Due amici discutono di una cosa successa anni fa come se fosse ieri. Forse lo è, qui dentro.

“Secondo me lasciar correre è sopravvalutato,” dice qualcuno vicino al bancone. “Se lasci correre tutto, poi non resta niente.”

“Oppure resta solo quello che conta,” ribatte un altro.

E allora insieme alla Guida Enogastronomica per autostoppista si ricomincia. Non per trovare una risposta, ma per stare dentro alla domanda, alzando il calice per brindare alla lentezza, al lasciar correre, e si brinda con Perturbato Filodivino www.filodivino.it, un verdicchio frizzante rifermentato in bottiglia abbinato. Il Perturbato è un vino che gioca tutto sull’immediatezza e sull’energia, ma con uno stile volutamente “vivo”, quasi irrequieto, un Verdicchio fuori dagli schemi, torbido, fresco e autentico, più da vivere che da analizzare.

Nel bicchiere appare velato, quasi opalescente, perché non è filtrato. Il colore è un giallo paglierino con riflessi dorati e una leggera effervescenza che sale continua ma mai aggressiva. La rifermentazione in bottiglia (stile ancestrale) regala una bollicina fine, rustica quanto basta.

Al naso è diretto e un po’ selvatico: profumi di mela verde, scorza di limone, fiori di campo e una nota di lievito fresco, quasi da pane appena sfornato. C’è anche un accenno salino che richiama l’Adriatico, tipico del Verdicchio, ma qui più scomposto, meno “educato”.

In bocca è scattante: acidità viva, corpo leggero, bollicina che pizzica e pulisce. Il finale è secco, leggermente amaricante (la classica mandorla del Verdicchio), con quella sensazione rinfrescante che invita subito a un altro sorso.

Bevuto qui, a Garbatella, tra cortili anni ’20 e murales, acquista un carattere ancora più conviviale: è il vino perfetto, “di compagnia”, un po’ anarchico, che funziona meglio tra chiacchiere per accompagnare piatti saporiti come il Pak Choi Imbuttunato (cavolo cinese uva passa pinoli finocchietto capperi e olive).

La Cantina Popolare Anni e Bicchieri Lotto 13 non è un posto dove si va per chiudere i conti. È un posto dove li lasci aperti, ma smettono di pesare. Dove gli anni non spariscono, ma cambiano sapore. Dove ogni bicchiere è un tentativo, non una conclusione.

Si continua a brindare. Succede sempre, anche senza motivo.

“Agli anni,” dice una voce.

“E ai bicchieri,” risponde un’altra.

E forse è proprio lì il punto. Non nel lasciar correre tutto, ma nel capire cosa vale la pena trattenere ancora un po’. Una risata, una storia ripetuta mille volte, una frase detta male ma capita benissimo.

Fuori, Garbatella continua. Dentro, la serata non finisce: si appoggia, si allunga, si trasforma.

E quella frase, all’inizio, resta sospesa da qualche parte tra il bancone e la porta.

“Ma se provassimo, invece, per una volta, a lasciar correre?”

Nessuno risponde davvero. Ma intanto versano un altro bicchiere.

Che, da queste parti, è già una forma di risposta.

LA RICETTA DELLO CHEF:

Lava bene i cespi di pak choi. Tagliali a metà nel senso della lunghezza e sbollentali per 3-4 minuti in acqua salata. Scolali e lasciali raffreddare.

Metti l’uvetta in ammollo in acqua tiepida per dieci minuti, poi strizzala. Trita grossolanamente olive, capperi e la polpa del pak choi. In una padella, scalda l’olio con l’aglio schiacciato. Aggiungi il trito e fai insaporire per qualche minuto. Unisci uvetta, pinoli e finocchietto tritato. Regola di sale e pepe. Se vuoi una consistenza più compatta, aggiungi un po’ di pangrattato. Riempi i cespi di pak choi con il composto preparato, pressando leggermente e disponilo in una teglia unta. Irrora con un filo d’olio e cuoci in forno a 180°C per circa 15-20 minuti, finché la superficie è leggermente dorata.

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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