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La tregua di Natale

La tregua di Natale – quando l’umanità vinse sulla guerra

Un articolo di Livia Gualtieri che riflette sul nostro tempo attraverso la Tregua di Natale del 1914: una storia vera di pace, fratellanza e umanità che ancora oggi interroga le coscienze.

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La tregua di Natale – quando l’umanità vinse sulla guerra

Un Natale in un tempo di conflitto

Il Natale, in questi ultimi anni, si accompagna ad un momento storico altamente conflittuale. Dopo decenni di stabilità e relativa tranquillità, stiamo vivendo un’epoca di forte contrapposizione che sembra farci fare un salto all’indietro, riportandoci pericolosamente verso logiche di sopraffazione e scontro. Epidemie, guerre, operazioni militari, tutto incrina quello che dovrebbe essere un ambiente di serenità conquistata, il secolo scorso, al prezzo di molte vite umane e molte sofferenze. Il genere umano è un pessimo allievo e sembra non imparare molto dai propri errori, mosso da avidità e smania di potere. Eppure in lui, oltre a questi istinti più biechi, dovrebbe coesistere una scintilla di amore capace di vedere oltre gli interessi e scandagliare, non solo gli abissi del Male, ma anche le profondità del Bene. Un episodio della storia, prova del fatto che la fratellanza potrebbe prevalere sul conflitto, è la cosiddetta Tregua di Natale.

Il Natale del 1914: uomini nelle trincee

Durante la Prima Guerra Mondiale, il Natale del 1914 vedeva migliaia di soldati di tutte le parti in guerra patire i rigori dell’inverno e la crudeltà delle armi nelle trincee europee. E, nonostante gli uomini di potere non vedessero quei giorni come qualcosa di diverso o di sacro, quelli al fronte seguirono un istinto di pace spontaneo, dettato dal sentimento di fratellanza che le festività ispiravano. Per tutti, indipendentemente dalle idee, dalla nazionalità e dagli ordini ricevuti, trascorrere il Natale lontano da casa e dagli affetti più cari, al gelo, con lo spettro della morte come compagno stretto, era un dolore insopportabile. E il desiderio di tornare a casa il primo obiettivo.

Quando le armi tacquero

Senza nulla di prestabilito, in modo spontaneo, sui diversi lati delle trincee, cominciarono a diffondersi canti natalizi. Erano – e sono – così universalmente noti, che ciascuno poteva intonarli nella propria lingua madre. Le armi tacquero, alcuni uomini uscirono allo scoperto con le mani alzate e, presto, quelli che erano nemici, si ritrovarono a fraternizzare, presentarsi, stringere mani e improvvisare scambi di piccoli doni, come tabacco, cioccolata e perfino bottoni. Ci furono barbieri che prestarono la loro opera, partite di calcio improvvisate e, soprattutto, la possibilità di recuperare i rispettivi caduti per riportarli tra i compagni.

Lo spirito del Natale oltre la guerra

I canti sostituirono il rombo dei cannoni, le strette di mano il guizzo delle baionette e uomini provenienti da paesi fra loro ostili, si scoprirono simili nel loro desiderio di Pace e di Casa. Questi episodi furono poi ritenuti indegni da coloro che comandavano e persino negati, in un tentativo di mistificazione della realtà volto ad alimentare le logiche di conflitto. Ma coloro che li avevano vissuti ed erano tornati, o ne avevano scritto il racconto nelle proprie lettere, resero immortale ciò che dimostrava che i motivi di essere fratelli sarebbero più forti di quelli di divisione, se solo si ammettesse che siamo uguali sotto lo stesso cielo. E proprio questo è lo Spirito del Natale: unione, fratellanza, pace. Ciò che dovrebbe renderci esseri ”umani”, non solo per una casualità genetica, ma per una scelta di cuore.

La tregua di Natale – quando l’umanità vinse sulla guerra

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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