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Un confronto appassionato e colto tra due gioielli del gotico cistercense: la Chiesa di S. Maria Maggiore a Ferentino e la Chiesa di S. Pietro a Fondi. Biancamaria Valeri racconta l’arte, la storia e i dettagli architettonici che uniscono e distinguono questi luoghi sacri.
S. Maria Maggiore di Ferentino e S. Pietro di Fondi
A Ferentino spicca per bellezza e maestosità il meraviglioso edificio della Chiesa di S. Maria Maggiore, chiesa costruita in stile gotico cistercense alla metà del XIII secolo. La storia dell’edificio è molto più antica; risale all’età paleocristiana, quando Dolcissima, la generosa moglie di Valerio Gaio, ricostruì nel IV secolo d. C., a sue spese, la domus ecclesiae distrutta da una violentissima persecuzione. I resti della primitiva chiesa paleocristiana e del successivo ampliamento in età altomedievale sono stati rinvenuti, in verità, molto corrotti sotto l’attuale pavimento del sacro edificio, durante i lavori di restauro degli anni 1977-1984 a cura del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. (cfr. La chiesa di S. Maria Maggiore. Bellezza e Armonia, a cura di Biancamaria e Maria Teresa Valeri, Ferentino 2022)
S. Maria Maggiore di Ferentino e S. Pietro di Fondi
Scrive Maria Teresa Valeri (in La chiesa di S. Maria Maggiore, cit., p. 36-37): Lo stile gotico-cistercense della chiesa di S. Maria Maggiore si rileva dalle decorazioni a beccatelli sgusciati del sottotetto e dai contrafforti a cappuccio, che rinforzano all’esterno le strutture perimetrali della chiesa nei punti di maggiore scarico dei pesi delle volte a crociera del transetto e della zona presbiteriale. Anche in facciata lo stile cistercense è ravvisabile nel tentativo riuscito di equilibrare l’andamento verticale accentuato della navata centrale mediante l’inserimento di orizzontali cornici marcapiano. Un corto tiburio ottagonale, reso aereo da ampie finestre, si imposta leggero sul tetto in corrispondenza della crociera centrale del transetto, qualificandosi quale punto di convergenza e di sintesi di tutte le linee direzionali dell’edificio: quelle verticali delle pareti e quelle oblique e orizzontali degli spioventi e del tetto.
La facciata, rivolta ad occidente, è ornata da tre rosoni, corrispondenti alle tre navate che dividono l’interno. Il rosone più grande ed elaborato è quello che dà luce alla navata centrale: raffigura una rosa stilizzata e la colonnina centrale superiore ha il capitello ornato agli angoli da quattro testine umane, nella stessa foggia del simile rosone della Chiesa di S. Francesco. Sormonta l’aerea rosa un bassorilievo in marmo bianco, che riproduce il Cristo benedicente: la raffigurazione frontale e rigida della figura sottolinea l’intento di sottolineare la ieraticità dell’immagine e induce a datare il bassorilievo ad un periodo anteriore al completamento della chiesa gotico-cistercense, forse appartenuto all’edificio di culto ad essa precedente [F. Spesso Galletti, Una proposta di lettura, in “Storia della città”, 1980, p. 137].
La porta centrale è ornata da un elegante protiro in marmo bianco, databile alla fine del secolo XIII. Esso è sorretto da leoni stilofori ed è decorato con elementi vegetali desunti dal repertorio classico, scolpiti con raffinata tecnica esecutiva. Di particolare raffinatezza è la decorazione della cornice, ornata dall’intreccio spiraliforme di tralci di foglie di vite e grappoli d’uva. Le colonnine si concludono con eleganti capitelli a crochet. Nell’attico bassorilievi raffiguranti i simboli degli evangelisti si affiancano al riquadro centrale raffigurante l’agnello crucifero. Il simbolo di San Luca, il bue, è scolpito su una lastra reimpiegata, che, nel lato oggi murato, è decorata con un bassorilievo altomedievale (prima metà del IX sec.), riproducente il tipico motivo della treccia di nastro vimineo [A. M. Ramieri, Corpus della Scultura Altomedievale XI. La Diocesi di Ferentino, Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, 1983, p. 114, Tav. XL] presente anche nei numerosi frammenti lapidei altomedievali, murati nell’edificio o conservati negli ambienti parrocchiali [A. M. Ramieri, La Diocesi di Ferentino, cit., pp. 115-123, Tavv. XLI-XLIII]. La cornice dell’attico è in stile ionico con decorazione a foglie di acanto e dentelli fogliati, che si alternano a testine maschili, interessanti perché di fisionomia diversa e ciascuna con la sua peculiare resa espressiva. Nella lunetta che sormonta la porta centrale ancora alla fine del XVI secolo era visibile un mosaico con la raffigurazione della Vergine Gloriosa, la raffigurazione del mistero dell’Assunzione di Maria al cielo. La decorazione musiva, di cui abbiamo memoria nelle fonti storico-archivistiche, è segno della dedicazione della chiesa alla Madonna Assunta. [cfr. Biancamaria Valeri, Silvio Galassi un vescovo della Controriforma a Ferentino, 1585-1591, Casamari 1983, p. 57]
Una felice sorpresa vedere analoghe forme nella Chiesa di S. Pietro a Fondi, già cattedrale di quella città e Diocesi.
La chiesa di S. Pietro fu costruita da Leone, console di Fondi (1130-1136), sotto l’episcopato di Benedetto I OSB (1111-1137) e il pontificato di Innocenzo II (com’è riportato in un’epigrafe del 1638) sul luogo dov’era eretta la chiesa di S. Paolino. La chiesa è stata cattedrale della diocesi di Fondi fino al 1818, quando Pio VII soppresse la diocesi. Nel corso dei secoli ha avuto rimaneggiamenti e restauri, compresa la parziale ricostruzione conseguente alla distruzione causata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Resta ancora ben visibile l’impianto medievale originario, che riconduce l’edificio agli stilemi dell’arte gotico-cistercense. Nonostante che il sacro edificio sia stato inglobato sulla sinistra in un edificio moderno e siano state chiuse le porte di accesso alle navate laterali.
Resta, tuttavia, visibile il rosone quadrilobato che sormontava la porta di accesso alla navata laterale destra. Il rosone centrale è stato modificato in un finestrone circolare che dà luce all’interno della chiesa a tre navate. scandite queste da sei pilastri in pietra, a base quadrangolare, sui quali si impostano archi a tutto sesto, poggianti su capitelli rettilinei. La somiglianza con la navata centrale della chiesa di S. Maria Maggiore in Ferentino è molto forte, ma l’edificio fondano presenta delle varianti significative. La chiesa di S. Pietro era cattedrale, mentre a Ferentino la chiesa di S. Maria Maggiore aveva perso il titolo di chiesa cattedrale, essendo stata questa trasferita sul sito dell’acropoli romana all’epoca del vescovo Pasquale, essendo papa Pasquale I (IX sec. d. C.).
In S. Pietro di Fondi il transetto non è delimitato da quattro fasci di colonne come in Ferentino e il presbiterio, sopraelevato dal pavimento della navata da cinque gradini, è racchiuso nell’ultima campata conclusa con muro absidale rettilineo. La struttura architettonica di S. Pietro è più semplificata rispetto all’edificio ferentinate di S. Maria Maggiore, segno questo della sua antichità rispetto al modello di Ferentino.
In S. Pietro di Fondi la struttura architettonica rimanda più visibilmente al modello della chiesa dell’Abbazia di Valvisciolo (Sermoneta, provincia di Latina), anch’essa costruita intorno al 1100. Nell’attuale chiesa di S. Pietro si conserva un meraviglioso pulpito/ambone cosmatesco e che potrebbe essere considerato modello di riferimento per ricostruire l’immagine del pulpito cosmatesco della cattedrale di Ferentino (SS. Giovanni e Paolo, XI secolo, con cospicui interventi cosmateschi tra XII e XIII secolo). Questo, purtroppo, andò distrutto durante i lavori secenteschi con i quali la cattedrale di Ferentino venne barocchizzata.
In facciata spicca il protiro marmoreo decorato nella cornice ogivale con sinuosi e armonici motivi floreali. Il portale è decorato da due esili colonnine; quella esterna poggia su leoni stilofori. Sull’architrave rettilinea corre una serie di sette formelle rettangolari che si collocano tre a destra e tre a sinistra di quella centrale in cui è scolpito Cristo in cattedra benedicente con in mano il libro aperto. A sinistra del Cristo sono collocati: S. Pietro con le chiavi; un santo che regge un libro aperto; un cherubino. A destra del Cristo si riconoscono: S. Paolo con la spada e il libro; un santo monaco (forse il vescovo Benedetto) che indossa la cocolla e nella sinistra regge il pastorale; un cherubino, simmetrico a quello che chiude la teoria dei Santi a sinistra di Cristo.
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L’architrave della porta di accesso è abbellito da due mensole simmetriche nelle quali sono scolpite due teste coronate, elementi decorativi molto usati nel decoro architettonico dell’epoca. Nella lunetta ogivale, che sormonta la porta, nel 1970 è stato collocato un mosaico opera del pittore fondano Domenico Purificato (Fondi, 14 marzo 1915 – Roma, 6 novembre 1984), che rappresenta la consegna a S. Pietro delle Chiavi da parte di Gesù Cristo. Conclude l’opera di decoro architettonico la statua di San Pietro apostolo, seduto in trono con paludamenti pontificali; sul capo ha il triregno e con la mano destra alzata benedice i fedeli. L’opera è attribuita, secondo la tradizione, ad Arnolfo di Cambio, che l’avrebbe eseguita nel 1302. Tale statua, inserita in un’edicola di stile gotico-fiammeggiante, poggia su una semplice trabeazione rettilinea ingentilita dal ritmo di elementi marmorei a forma di beccatelli sgusciati e con alternanza di colore bianco e nero.
Secondo Pietro Toesca il protiro si presenta come “un rustico lavoro ispirato a quello di S. Maria Maggiore a Ferentino”; mentre, a mio giudizio, si dovrebbe interpretare come un modello semplificato rispetto a quello ferentinate, che è databile alla fine del XIII secolo se non agli inizi del XIV secolo. Ambedue le opere d’arte sono riferibili alle maestranze cistercensi provenienti dall’Abbazia di Fossanova.