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Ferentino la città murata di Biancamaria Valeri

Ferentino la città murata

Alla scoperta di Ferentino, la città murata: tra antiche mura poligonali, acropoli romana e porte monumentali dal fascino millenario.

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Le origini delle mura ciclopiche

di Biancamaria Valeri

Ferentino è famosa per il circuito romano delle mura urbiche costruite in opera poligonale. Gli enormi blocchi calcarei della cinta muraria, incastrati tra di loro senza malta cementizia, hanno dato sin dai tempi antichi la suggestione di essere stati messi in opera dai mitici Ciclopi e dai leggendari Pelasgi.

“Allorquando mi trovai dinanzi a quella nera costruzione titanica (rocca di Alatri),conservata in ottimo stato, quasi non contasse secoli e secoli, ma soltanto anni, provai una ammirazione per la forza umana, assai maggiore di quella che mi aveva ispirata la vista del Colosseo”.

Con queste parole Gregorovius espresse la sua meraviglia davanti alle mura dell’acropoli di Alatri; mentre a Ferentino, leggendo un’iscrizione romana, si risvegliò in lui l’intenzione di visitare le antiche mura della Città. “Come molte città del Lazio essa era in origine circondata da mura ciclopiche e sul punto più alto della collina sorgeva la rocca ugualmente fortificata. Non fa meraviglia che sussistano ancora notevoli avanzi di quelle opere gigantesche, frutto di una civiltà, della quale non si hanno altri ricordi, ma che dovette essere straordinariamente avanzata”

Il viaggio che Gregorovius fece per i paesi d’Italia fu effettuato a piedi tra gli anni 1856 e 1877 e il loro racconto fu raccolto in ben cinque volumi.

Le mura di Ferentino

Le mura di Ferentino risalgono a una fase costruttiva che si sviluppa dal IV al II sec. a. C. per la parte in opera poligonale e per la parte in opera quadrata; all’età medievale con la costruzione di torri per la parte caratterizzata da pietre di forma irregolare cementate con malta; all’età moderna per i rifacimenti e i restauri delle mura in quei tratti interessati da movimenti franosi della collina.

Giuseppe Lugli (Roma, 1890 – Roma, 1967) propose il più fortunato e duraturo degli schemi di classificazione delle mura poligonali. Secondo l’insigne Archeologo si possono osservare quattro maniere costruttive:

Le quattro maniere costruttive secondo Lugli

  1. La prima maniera, caratterizzata da blocchi informi o appena sbozzati, accostati senza giunzioni precise e quasi del tutto privi di schegge di calzatura;

  2. La seconda maniera, basata sull’utilizzo di blocchi meglio sbozzati, anche se ancora con giunti irregolari, rincalzati con scaglie;

  3. La terza maniera, consistente nella giustapposizione di poligoni regolari con lati perfettamente combacianti e superficie levigata;

  4. Infine la quarta maniera, che prevedeva la disposizione, su piani tendenzialmente orizzontali, di blocchi ben squadrati, di forma approssimativamente trapezoidale.

Su questa classificazione si sono costruite molte ipotesi cronologiche, rapidamente revisionate in seguito ad analisi più approfondite.

L’utilizzo delle tecniche considerate più antiche non è dovuto a una maggiore antichità della cinta stessa, bensì alle caratteristiche della pietra calcarea disponibile, che poteva adattarsi meglio a una sbozzatura grossolana e risultare inadatta a trattamenti più raffinati del taglio e delle superfici.

L’utilizzo contemporaneo di più tecniche nella stessa cinta non andrebbe ricondotto a realizzazioni distinte nel tempo, bensì alla circostanza di affioramenti rocciosi differenti a seconda dei diversi versanti della città.

Secondo alcuni studiosi l’unitarietà deriverebbe dalla coerenza progettuale, dall’adeguamento del tracciato alla morfologia del terreno e infine dall’applicazione costante di espedienti destinati a favorire tenuta e drenaggio delle cortine murarie.

Indizi archeologici, uniti alle iscrizioni superstiti, in particolare a Ferentino, suggerisce interventi di restauro e integrazione delle mura con apprestamenti difensivi nuovi ancora alla fine del periodo repubblicano (II-I sec. a.C.).L’Acropoli romana di Ferentino

Avancorpo dell’Acropoli romana, lato meridionale (II sec. a. C.)

La mole dell’Acropoli romana, capola .voro di ingegneria civile che risale al secondo secolo a. C., sorge su un grandioso terrazzamento denominato dagli studiosi “avancorpo meridionale”.

L’avancorpo è costituito da una imponente fascia muraria e la struttura, a pianta quadrangolare, presenta all’interno tre ambienti rettangolari, circondati da quattro corridoi, coperti da volte a botte, senza soluzione di continuità. Si erge maestoso dal terreno per 33 piedi, circa 10 metri di altezza.

Incredibile se si pensa che le grosse pietre della poderosa fascia muraria si reggono per contrasto, senza malta cementizia.

Aulo Irzio e Marco Lollio, i censori patroni della grandiosa opera edilizia dell’acropoli e del suo avancorpo meridionale fecero incidere nelle pietre, a futura e imperitura memoria, un’iscrizione onoraria molto importante:

“I censori Aulo Irzio, figlio di Aulo, e Marco Lollio, figlio di Caio, ebbero cura di far costruire le fondamenta e le mura dal suolo ed essi stessi le collaudarono. Le fondamenta sono alte 33 piedi, le fondamenta sotto terra sono di pietra cosi come la parte sopra la terra”.

Le porte monumentali di Ferentino

Nel circuito murario esterno si aprono diverse porte, ma le più monumentali sono quattro:

  • Al centro: Porta Maggiore (detta anche “Archi di Casamari”)

  • A sinistra (dall’alto): Porta Sanguinaria e Porta Montana

  • A destra (dall’alto): Porta S. Agata (detta anche “del Borgo”), Porta Posterula (detta anche “S. Francesco”)

La denominazione delle porte risale all’epoca medievale; lo desumiamo, infatti dal testo degli Statuta Civitatis Ferentini, corpus statutario medievale della Città (Biblioteca del Senato, ms. 89, secolo XV, metà), dove vengono denominati i quartieri in cui era suddiviso l’abitato, che derivavano il nome dalle quattro porte più importanti:

  • Quartiere di Porta Sanguinaria

  • Quartiere di Porta S. Agata (o del Borgo)

  • Quartiere di Porta Posterula (o S. Francesco)

  • Quartiere di Porta Montana

La motivazione di questa suddivisione risale allo sviluppo viario antico che collegava le quattro porte agli assi viari romani:

  • Kardo massimo (orientamento Nord-Sud con collegamento delle due Porte Sanguinaria e Montana)

  • Decumano massimo (orientamento Est-Ovest con collegamento delle due Porte Maggiore e S. Agata)

Nel Medioevo si ebbe un nuovo orientamento nel tracciato del Decumano massimo, che collegò Porta S. Agata con Porta Posterula.

Sono rimaste quasi intatte nella loro facies romana le Porte:

  • Sanguinaria

  • Maggiore o Casamari

  • Posterula o S. Francesco

Le altre, Porta Montana e Porta del Borgo o S. Agata, hanno subito interventi di ammodernamento nel XVII-XVIII secolo.

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
Articoli: 1846

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