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Per non perdere il filo
“Me ne sbatto dell’asciugamano su che cosa decidiate di fare d’ora in poi. Qualunque cosa facciate, bruciare intere foreste o abbattere montagne non ha alcuna importanza. La storia futura è già accaduta, già scritta. Avete due milioni di anni davanti a voi, poi il nulla. Al termine di questo periodo la vostra razza sarà estinta, scomparsa.
L’Universo si sarà liberato di voi. Ricordatevelo, due milioni di anni”. D. Adams
Il filo assunto come medium, fonte di ispirazione, metafora che allude alla traccia, al principio ordinatore, alla scrittura e si sviluppa nell’intreccio, nella tessitura della vita. Lo sguardo si allarga, dal particolare al generale, e si prende coscienza di come un filo accompagni l’esistenza della singola persona e sia in grado di influenzare i meccanismi basilari della convivenza civile. Come afferma il teologo Vito Mancuso, “pensare e operare per fili significa pensare rapporti e originare rapporti, significa concepire il mondo come work in progress e agire al suo interno in modo da incrementare armonia e razionalità”.
Nella perenne dicotomia con il mondo, l’Autostoppista, accumunato a questo dall’uso della tessitura del percorso e da un’intensa spiritualità, sviluppa visioni apparentemente lontane tra loro ma in grado di dialogare efficacemente con accostamenti inediti o assonanze insperate tra arcaico e contemporaneo, tra memoria e mitologie private, tra usi locali e scambio internazionale. Le radici culturali si trasformano con il viaggio, le culture si espandono con la migrazione, si arricchiscono con lo scambio vicendevole. È un meccanismo che sembra rispondere a leggi biologiche immanenti, proprio come avviene con la molteplicità e la diversità delle interazioni tra tutti gli esseri viventi.
Un filo senza fine lega fra di loro un infinito alfabeto di oggetti, dalla luna nella notte stellata al caldo sole del giorno. Seguendolo nel suo imprevisto viaggio la Guida Enogastronomica per Autostoppisti arriva a Vejano www.tuttitalia.it/lazio/93-vejano/ piccolo borgo del Viterbese dove il tempo sembra essersi fermato, dove il non luogo del confine si trasforma in un’area di scambio e di passaggio.
Immerso nelle pieghe del territorio della Tuscia alla ricerca delle storie più interessanti, le leggende ed i resti più significativi, l’Autostoppista ritrova sapori veri all’interno di un’antica Trattoria che sa accogliere con il camino acceso, La Carrozzella D’Oro @lacarrozzelladoro. In questo luogo, il suo oste, Arnaldo, ha seguito il filo del cammino della storia di questo timido paese che si sviluppa tutto attorno ad un imponente castello, custode di grandi tempi e importanti nomi.
Il filo come metafora di legame, di percorso immaginato e possibile che unisce, è il vino: Roma Rosso DOC Cantina Solis Terrae @catinasolisterrae. Uve 95% Montepulciano 5% Syrah per un prodotto profondo e intenso, dall’olfatto speziato di aromi d’oriente, frusciante in calice finemente screziati di rose e miele, dal quale si percepisce chiaramente il secondo passaggio in botte piccola.
Nel lavoro delicatamente poetico e intimo di Arnaldo si percepisce la sua profonda connessione con la Natura, rivelando una profonda spiritualità e il radicamento nella propria cultura, svelata dal piatto che suggella il convivio: La Coratella.
Una portata che è l’essenzialità del superfluo, uno dei manifesti della cucina povera all’ombra del mattatoio di Testaccio, dove i “vaccinari”, gli operai addetti al taglio dell’animale, erano pagati in natura con quel che restava dopo la vendita delle parti nobili, cioè il quinto quarto.
Trame sottili, oggetti del passato, e del presente, che acquistano valore simbolico e poetico. Un filo simboleggia la funzione stessa della vita, tessendo un dialogo tra uomo e luogo. Una costellazione di elementi non convenzionali svelano un’estetica curiosa e seducente in cui ognuno di noi è invitato a ripensare il suo rapporto con il mondo circostante.
“La vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono”. I.Allende
Lavare bene la coratella, asciugarla e tagliare le parti (a pezzi più grandi fegato, milza e polmone; più piccolo il cuore). Preparare un soffritto con cipolla tritata e aglio, quindi unire prima i polmoni e cuocerli per 5 minuti, mescolando spesso. Unire il cuore e l’alloro, sfumare con il vino e salare. Portare ad ebollizione e cuocere per 15 minuti a fuoco lento. Continuare la cottura fino ad ottenere una carne tenera. Solo allora, unire fegato e milza. Cuocere per altri 5 minuti a fuoco medio senza coperchio.
Aggiungere il rosmarino e fare cuocere ancora qualche minuto, quindi rimuovere alloro e rosmarino e servire.