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Essere padre è un viaggio difficile amarli e lasciarli volare di un padre

Essere padre è un viaggio difficile: amarli e lasciarli volare

Essere padre non significa essere perfetti. Significa accompagnare i figli per un tratto di strada, amarli anche quando si allontanano e accettare che, prima o poi, dovranno volare con le proprie ali. Una riflessione dedicata a tutti i papà.

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Essere padre è un viaggio

Essere padre è un viaggio difficile: amarli e lasciarli volare

19 marzo, la Festa del Papà.

Essere padre non è un mestiere che si impara.
Non esistono manuali davvero capaci di insegnarti cosa fare quando tra le braccia ti mettono una vita che dipende da te. Si procede per tentativi, per errori, per intuizioni. A volte si sbaglia, altre volte si fa la cosa giusta senza neppure accorgersene.

Un padre non è un essere perfetto.
È un uomo che prova a fare del suo meglio mentre la vita scorre veloce, tra lavoro, responsabilità e paure che spesso tiene solo per sé.

Si pensa spesso al padre come a una figura forte, sicura, incrollabile.
Eppure dietro quella figura c’è sempre una persona che cerca di capire come stare accanto ai propri figli senza soffocarli, come proteggerli senza impedirgli di crescere, come guidarli senza decidere per loro.

Ed è forse proprio questa la parte più difficile.

Perché i figli non sono copie dei padri.
Hanno pensieri propri, sogni diversi, strade che spesso non assomigliano a quelle che avevamo immaginato per loro. Crescono, cambiano, prendono distanza. A volte parlano meno, a volte sembrano dimenticare ciò che abbiamo fatto.

Succede anche questo.

Può capitare che ricordino più facilmente gli errori che i sacrifici.
Le parole sbagliate invece delle notti passate a preoccuparsi per loro. I momenti di durezza invece delle mille volte in cui si è cercato solo di proteggerli.

Fa parte del viaggio.

Il compito di un padre, in fondo, è semplice e immenso allo stesso tempo:
dare la vita e accompagnare per un tratto di strada.

Poi arriva il momento in cui i figli devono volare.

E quando spiccano il volo, non sempre guardano indietro quanto vorremmo. Non sempre capiscono subito ciò che abbiamo fatto per loro. Ma forse è giusto così.

Perché crescere significa anche questo: allontanarsi per trovare la propria direzione.

Ai padri che a volte si sentono messi da parte, dimenticati o semplicemente meno presenti nella vita dei propri figli, vale la pena ricordare una cosa semplice.

L’amore che abbiamo dato non si perde.

Resta nei gesti che hanno imparato senza accorgersene, nelle parole che un giorno diranno ai loro figli, nelle scelte che faranno quando la vita li metterà davanti alle stesse domande che un tempo abbiamo affrontato noi.

Un padre non è perfetto.
Un padre è un uomo che prova.

E forse il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli non è essere impeccabili, ma essere veri.

Il resto lo farà il tempo.

E quando i figli apriranno davvero le ali e voleranno lontano, sapremo che in quel volo — anche se non sempre lo diranno — ci sarà un pezzo del nostro cuore.

Un padre

 

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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