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Quando il Baffo arriva alla Casa Bianca

Quando il Baffo arriva alla Casa Bianca

Un editoriale tra satira e realtà: quando la politica diventa televendita e il potere indossa il sorriso del venditore.

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Quando il Baffo arriva alla Casa Bianca

E se il prossimo discorso di guerra iniziasse con “signora mia, compri subito”?

Scopri l’editoriale che fa ridere, ma anche riflettere

Quando il Baffo arriva alla Casa Bianca

Ci sono momenti nella storia in cui non servono analisti, politologi o strateghi per capire dove stiamo andando. Basta accendere la televisione.
È successo di nuovo: mentre il mondo trattiene il fiato tra guerre, crisi e diplomazie sospese, il Presidente degli Stati Uniti trova il tempo — e il tono — per presentare il suo orologio firmato Trump.
Sembra una gag. Invece è realtà.

E così, nel pieno di un discorso che avrebbe dovuto parlare di pace, o almeno di visione, ci ritroviamo improvvisamente nel salotto di Telemarket, con il ritorno trionfale di Roberto “Baffo” Da Crema.
Solo che stavolta il “Baffo” è seduto nello Studio Ovale.
“Signora mia, questo non è un orologio qualsiasi! È un simbolo di libertà! Solo oggi, solo adesso, solo per veri patrioti!”
Sembra di sentirlo, quel ritmo martellante, quella voce che ti entra in testa come una canzone estiva, solo più surreale.

Ecco dove siamo arrivati: la politica che vende, la guerra che diventa sfondo per un brand, la leadership che si confonde con il marketing.
Un tempo i potenti promettevano ideali, oggi offrono gadget.
Non serve indignarsi: è quasi comico, nel suo grottesco splendore.
È la grande fiera dell’ego, dove tutto è show, tutto è prodotto, tutto è vendibile.

E mentre le telecamere stringono su quel polso dorato, a noi italiani viene spontaneo un sorriso.
Perché noi, certe scene, le abbiamo già viste.
Le abbiamo amate, persino.
Quelle di Roberto Da Crema, il “Baffo” nazionale, che con la sua voce roca e sincera ci convinceva che un trapano o un materasso potessero cambiarci la vita.
Ma lui, almeno, era onesto: faceva televendite, non discorsi alla nazione.
Era il re dei toni alti, ma non pretendeva di essere un profeta.
E in fondo, nel suo modo schietto e teatrale, rappresentava un’Italia che sapeva ancora ridere di sé.

Oggi, invece, sembra che il mondo intero si sia spostato in quella dimensione: tutto è spettacolo, tutto è slogan, tutto è “acquista ora”.
E se un giorno vedremo un Presidente offrire due orologi al prezzo di uno, con spedizione gratuita, sapremo che la commedia è finita.
O forse — chi lo sa — sarà appena cominciata.

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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