Newsletter Subscribe
Enter your email address below and subscribe to our newsletter
Enter your email address below and subscribe to our newsletter

La Certosa di Trisulti è uno scrigno di fede immerso nella natura ciociara. Un cammino tra storia, spiritualità e silenzio, perfetto per il Giubileo 2025.
La Certosa di Trisulti: spiritualità e natura per il Giubileo 2025
Ci sono luoghi che sembrano sospesi fuori dal tempo. Luoghi che non si limitano ad essere visitati, ma che si vivono dentro, lentamente, in silenzio. La Certosa di Trisulti, a Collepardo, è uno di questi. A pochi chilometri da Alatri e immersa nel cuore verde della Ciociaria, questa meraviglia monastica fondata nel 1204 racconta una storia di spiritualità, arte, natura e rigenerazione. Perfetta per chi desidera vivere un momento di raccoglimento, ideale come tappa del Giubileo 2025.
Dalle antiche ricette dei Frati di Trisulti
La Certosa sorge a 825 metri di altitudine, nel cuore dei Monti Ernici, tra boschi di querce, faggi e abeti che profumano di resina e silenzio. Il paesaggio è mozzafiato in ogni stagione: in autunno si tinge di oro e ruggine, d’inverno sprofonda nella quiete innevata, in primavera esplode di verde e fiori selvatici. Camminare lungo la strada che conduce alla Certosa è già di per sé un’esperienza contemplativa: il rumore del mondo svanisce, e la natura accompagna ogni passo come un canto antico.
È qui che il camminatore, il pellegrino o il turista attento trovano una dimensione lenta, umana, profondamente rigenerante.
La storia della Certosa comincia con Papa Innocenzo III, che nel 1204 ne ordinò la costruzione, affidandola pochi anni dopo ai monaci certosini. Questi ne fecero un centro di preghiera, studio e isolamento, in linea con la regola di San Bruno. Nei secoli successivi, la Certosa visse un’epoca d’oro, divenendo non solo luogo di spiritualità ma anche centro culturale e scientifico.
Oggi, il complesso conserva l’impianto originario, con il chiostro grande, le celle dei monaci, gli orti e la chiesa barocca di San Bartolomeo. Il visitatore può camminare tra pietre che hanno visto secoli di silenzi, meditazioni, manoscritti e riti. Ogni angolo parla di equilibrio tra uomo, natura e divino.
Entrare nella Certosa significa attraversare un museo vivo. La chiesa di San Bartolomeo, ristrutturata in epoca barocca, colpisce per i suoi affreschi e per l’altare ligneo finemente intagliato. La biblioteca conserva antichi volumi e codici miniati, testimonianza del lavoro intellettuale dei certosini. Passeggiando lungo i corridoi, ci si imbatte nei dipinti di Filippo Balbi, artista dell’Ottocento legato alla tradizione del realismo spirituale.
In ogni stanza si respira una bellezza sobria e potente, che eleva senza ostentare. È un luogo dove lo sguardo si posa e il cuore si apre.
Un tesoro nascosto tra le mura della Certosa è la sua farmacia storica, un piccolo universo dove arte, scienza e spiritualità si intrecciano. Distribuita su due livelli e suddivisa in più ambienti, questa farmacia era un centro di sapere erboristico e alchemico gestito dai monaci, che coltivavano le erbe officinali nei giardini del monastero. Qui venivano realizzati infusi, medicamenti e perfino veleni, tra scaffalature in legno che custodivano vasi in vetro colmi di estratti vegetali e sostanze rare.
La sala principale colpisce per la sua atmosfera unica: la volta a crociera è affrescata con un raffinato trompe-l’œil in stile pompeiano, ideato da Filippo Balbi e realizzato da Giacomo Manco sul finire del Settecento. Le decorazioni, ispirate all’antichità classica, restituiscono l’impressione di uno spazio sospeso nel tempo, dove la bellezza estetica si coniuga con la funzione terapeutica.
A rendere ancora più affascinante questo luogo è il cosiddetto “Salottino del Balbi”, l’elegante sala d’attesa decorata dallo stesso artista napoletano con uno stile visionario e prospettico. Spicca il ritratto iperrealista di frate Benedetto Ricciardi, direttore della farmacia in quegli anni: un’opera sorprendente per la sua intensità espressiva e per la raffinata costruzione prospettica, capace di evocare tutta la solennità e la sapienza di chi qui operava con umiltà e rigore.
La Certosa è una delle tappe ufficiali del Cammino di San Benedetto, un itinerario spirituale che unisce Norcia a Montecassino, attraversando i luoghi della vita del Santo. Un percorso che valorizza il turismo lento, sostenibile, spirituale, in cui ogni passo ha un senso e ogni sosta diventa preghiera.
Inserire Trisulti nel proprio Giubileo personale significa fare esperienza del silenzio come forza rigenerante. È un luogo dove lo spirito si apre e si ritrova. Perfetto per chi cerca una pausa dal caos, un respiro più profondo, una fede che passa anche dalla bellezza del paesaggio.
Dal 1879, la Certosa è riconosciuta come monumento nazionale, ma non è solo una reliquia del passato: è un organismo vivo che continua a interrogare e ispirare. Oggi è sede di eventi, mostre, concerti spirituali e percorsi guidati. Le visite, organizzate dal FAI e da enti locali, offrono l’occasione per scoprire un pezzo di patrimonio culturale e identitario italiano ancora poco conosciuto.
Ogni anno, migliaia di visitatori stranieri scoprono Trisulti per caso… e ne restano incantati. Per il Giubileo 2025, sarà una delle mete simboliche della Ciociaria, da proporre con orgoglio a pellegrini e viaggiatori da tutto il mondo.
La Certosa di Trisulti: fede, erbe e silenzio nel cuore della Ciociaria
Dove si trova:
Certosa di Trisulti – Collepardo (FR), Lazio, nel cuore dei Monti Ernici
Coordinate: 41.7497° N, 13.3662° E
Orari di apertura:
Ingresso gratuito:
La visita è libera, ma alcune aree possono essere accessibili solo con guida.
Vieni a vivere la Ciociaria che pochi conoscono.
Respira il silenzio della Certosa, scopri l’erboristeria monastica, lasciati guidare dalla lentezza. Il Giubileo 2025 è anche questo: un cammino verso l’anima, dentro la bellezza.
La Certosa di Trisulti: spiritualità e natura per il Giubileo 2025