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COLLETTIVO GASTRONOMICO TESTACCIO

Collettivo gastronomico Testaccio

Collettivo Gastronomico Testaccio è un luogo dove il cibo diventa linguaggio culturale e atto consapevole. Un racconto tra memoria, sostenibilità ed economia etica, ambientato alla Città dell’Altra Economia di Testaccio, tra cucina a km zero, pensiero lento e vini del Lazio.

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Collettivo gastronomico Testaccio

 

Il semplice e sereno sabato del villaggio

“Per fortuna nel vicolo c’era una forte corrente d’aria ascendete, perché Arthur non praticava quel tipo di esercizio da un pezzo, o per lo meno, da un pezzo non lo praticava deliberatamente, ed era proprio deliberatamente che quel tipo di esercizio non si doveva fare”

                                                                                                                                                               D. Adams

 

C’era una luce diversa, nei sabati di allora. Una luce tiepida, che si posava sul piazzale semivuoto e sulle finestre appannate delle aulette occupate. Arrivavamo uno alla volta, pieni di libri e speranze, e il rumore dei nostri passi riempiva gli spazi silenziosi.

L’odore di caffè portato da casa si mescolava a quello dell’aria densa di fumo, e ogni tavolo diventava il centro del mondo: si studiava, si discuteva, si sognava ad alta voce. C’era chi preparava un esame, chi scriveva volantini, chi semplicemente restava, per non tornare troppo presto in un mondo che sembrava andare sempre di fretta.

Il pomeriggio si scioglieva piano, tra una risata e un verso letto sottovoce, mentre fuori il sole calava dietro le facciate dei palazzi. In quei sabati c’era qualcosa di limpido, di sereno; la sensazione che tutto fosse ancora possibile, che bastasse un’idea, un’amicizia, un libro aperto per cambiare il mondo.

 

Collettivo Gastronomico Testaccio

 

Città dell’Altra Economia

Roma non smette mai di sorprendere né allora né ora. Dove quei giorni si sognava, tra le rovine dell’antico e le vibrazioni del contemporaneo, oggi, esiste un luogo dove la tradizione incontra la sostenibilità, e il gusto diventa linguaggio di un nuovo pensiero economico e culturale: la Città dell’Altra Economia @città_altra-economia_cae, nel cuore del quartiere Testaccio.

Un tempo mattatoio, oggi laboratorio di idee, sapori e visioni, la Città dell’Altra Economia rappresenta un viaggio nel “pensiero differente”, quello che rifiuta l’omologazione e riscopre il valore del tempo, del territorio e delle relazioni umane.

Il cibo come pensiero.

Qui per la Guida Enogastronomica per Autostoppisti non è solo piacere, ma atto politico e culturale. Tra i banchi del mercato equo e solidale e le cucine a km zero, si percepisce un ritorno consapevole alla terra, ai produttori e alle stagioni.
Dalla pasta di grani antichi al pane a lievitazione naturale, dai vini biologici dei Castelli Romani ai formaggi delle campagne laziali, ogni sapore racconta una storia di resistenza dolce: quella di chi sceglie la qualità contro la quantità, la lentezza contro la fretta. Il Tempo, il luogo e la coscienza contro l’occupazione della vita.

Passeggiare tra gli spazi recuperati del Mattatoio è un’esperienza sensoriale e filosofica. Le antiche arcate industriali, oggi abitate da botteghe, bistrot e associazioni, diventano metafora di una Roma che si rigenera.
Il tempo qui assume un’altra dimensione: non più la corsa frenetica del consumo, ma il ritmo naturale del lievito, della fermentazione, della maturazione del vino. È il tempo del pensiero lento, del dialogo tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione sostenibile. Il viaggio come scoperta.

Ogni incontro alla Città dell’Altra Economia è un viaggio, non solo geografico, ma interiore. È il viaggio di chi riscopre il gusto autentico, la filiera corta, l’artigianalità come valore.

Collettivo Gastronomico Testaccio

Seduto a un tavolo di legno, del Collettivo Gastronomico Testaccio @c.g.testaccio_hub, L’Autostoppista, con un bicchiere di rosso e una zuppa di ceci rivisitata con ingredienti etici, comprende che “il pensiero differente” non è utopia, ma pratica quotidiana. È Un brindisi al futuro di luce in antitesi alle proposte di buio.

Il Ristorante è un esperimento riuscito di come l’enogastronomia possa diventare veicolo di cambiamento. In un’epoca che tende a divorare tutto, anche il tempo. Questo spazio invita a fermarsi, a gustare, a guardare, a pensare.

Un brindisi, dunque, al pensiero che cambia, al tempo che ritorna umano e al viaggio che, attraverso i sensi, ci conduce verso un’economia più giusta, sostenibile e condivisa. Un brindisi con Cabernet Atina 2020 – Rosso Vivo di Martini & Rossi www.cantinarossovivo.it, l’eleganza del Lazio nascosto. Nel cuore della Val di Comino, tra i monti che si aprono tra Lazio e Abruzzo, nasce una delle denominazioni più autentiche e sorprendenti dell’Italia centrale: Atina DOC. È qui che Martini & Rossi, nome storico dell’enologia italiana, firma il suo Cabernet Atina 2020 – Rosso Vivo. Un vino che racconta con sincerità la forza e la finezza di un territorio ancora poco battuto, ma di grande potenziale. I vigneti di Atina si adagiano su colline di origine calcarea e argillosa, a un’altitudine che regala notti fresche e giornate ventilate. Il 2020 è stato un anno equilibrato, con un’estate asciutta e un autunno mite, condizioni ideali per portare in cantina uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc in perfetta maturazione.

Martini & Rossi ha scelto una vinificazione tradizionale, con macerazioni delicate e un affinamento in botti di rovere che esalta la naturale eleganza del frutto senza sovrastarlo.

Rosso Vivo si presenta con un colore rubino profondo, attraversato da riflessi violacei che ne tradiscono la giovinezza e l’energia. Il bouquet è intenso e articolato: piccoli frutti neri, mora di rovo, prugna matura, seguiti da note di pepe nero, tabacco dolce e una sottile traccia balsamica.

Al palato è armonico, vellutato, con un corpo pieno ma mai pesante. I tannini, morbidi e ben integrati, accompagnano una persistenza lunga e pulita, con un finale che ricorda il ribes e la liquirizia. È un vino che coniuga rigore e piacevolezza, ideale per chi ama i rossi strutturati ma equilibrati.

 

È così che seduto su quel tavolo, ripensando ai giorni che furono, mi sembra di sentire ancora quel silenzio pieno di voci, quel calore discreto di gioventù e di sogni. Era un tempo semplice, sì, ma pieno: il nostro piccolo, sereno sabato del Villaggio. @villaggioglobaleroma.

 

LA RICETTA DELLO CHEF:

Sciacqua bene i ceci e mettili in ammollo in abbondante acqua fredda per 12 ore. Scolali e risciacquali. In una pentola capiente, copri i ceci con acqua fresca, aggiungi una foglia di alloro e cuoci a fuoco medio per circa 1 ora e 30 minuti, finché saranno tener. In un tegame, scalda l’olio extravergine d’oliva, aggiungi cipolla, carota, sedano e aglio tritati finemente. Fai rosolare per qualche minuto finché le verdure i. diventano dorate e profumate. Aggiungi al soffritto una parte dei ceci (tienine da parte un mestolo intero), e un mestolo dell’acqua di cottura dei ceci. Lascia sobbollire per 20–25 minuti. Aggiusta di sale e pepe, profuma con rosmarino fresco e lascia insaporire ancora 5 minuti. Servi la zuppa ben calda, con un filo d’olio a crudo e pane tostato.

 

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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