Enter your email address below and subscribe to our newsletter

Remigrazione o ritorno ai valori Le eccellenze non hanno confini

Remigrazione o ritorno ai valori? Le eccellenze non hanno confini

Il dibattito sulla remigrazione apre una riflessione più profonda: in un mondo interconnesso, le eccellenze non hanno confini. Serve tornare ai valori, non dividere le persone.

Share your love

Ritorno ai valori

Il mio lavoro di giornalista e ricercatore di eccellenze nasce da un principio semplice: ciò che vale davvero merita di essere raccontato, ovunque si trovi. Un ingrediente, un piatto, una mano che lavora non hanno un’origine giusta o sbagliata, ma una possibilità da esprimere. Come fa uno chef con materie prime provenienti da ogni parte del mondo, anche l’essere umano va compreso, valorizzato e messo nelle condizioni di dare il meglio. Le emozioni non hanno passaporto, le eccellenze nemmeno.
E se avessi sbagliato tutto, pazienza: lascerò il mondo enogastronomico e mi dedicherò alla ricerca dell’essere umano di eccellenza.

Remigrazione o ritorno ai valori? Le eccellenze non hanno confini

Negli ultimi mesi il termine remigrazione è tornato con forza nel dibattito pubblico. Una parola che, nel significato oggi più diffuso, viene associata all’idea di riportare le persone “indietro”, verso un’origine geografica o culturale ritenuta corretta, come se l’essere umano fosse un elemento da ricollocare, un flusso da invertire. È un concetto che nasce in ambiti ideologici precisi e che porta con sé una visione semplificata, spesso riduttiva, della complessità umana.

Viviamo però in un’epoca in cui tutto si muove in direzione opposta. Le culture si incontrano, i linguaggi si contaminano, le idee viaggiano con una velocità che non conosce confini. Anche il cibo, forse più di ogni altra espressione culturale, racconta questo processo meglio di qualsiasi discorso teorico. Un ingrediente attraversa mari e continenti, una tecnica si trasforma passando di mano in mano, una tradizione cresce proprio perché incontra altre tradizioni.

Nel mio lavoro di ricerca delle eccellenze enogastronomiche, questo è un dato di fatto quotidiano. Le eccellenze non hanno età, non hanno colore, non hanno passaporto. Esistono perché qualcuno ha scelto di fare bene il proprio lavoro, con rispetto, misura e consapevolezza. Le trovi ovunque, se hai il tempo e l’onestà di cercarle. E soprattutto non nascono dalla chiusura, ma dall’incontro.

È per questo che parlare oggi di remigrazione delle persone appare una contraddizione evidente. In un mondo che unisce tutto con una rapidità senza precedenti, provare a separare l’umano significa ignorare la realtà dei fatti. Le cose belle, quelle vere, non rispondono a un’origine unica, ma a un valore condiviso. Un pane fatto bene, un olio giusto, un vino che racconta una storia autentica parlano un linguaggio universale, comprensibile a chiunque sappia ascoltare.

Forse il tema non è far tornare indietro qualcuno, ma riportare al centro ciò che conta davvero. Il rispetto per il lavoro, la dignità delle mani che producono, la capacità di riconoscere la qualità senza filtri ideologici. Questo sì che sarebbe un ritorno necessario. Non una remigrazione delle persone, ma un ritorno ai valori, capace di unire invece di dividere.

È da questa prospettiva che continuo a raccontare il mondo delle eccellenze: non come un archivio di origini, ma come una mappa di incontri. Perché la bellezza non si impone e non si sposta con la forza. Si riconosce. E si ricerca.

Condividi il tuo amore
Alfio Mirone
Alfio Mirone
Articoli: 1846

Stay informed and not overwhelmed, subscribe now!