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Food for Profit e lo Stato che dimentica i figli perché aiuta le lobby ma non chi sogna un futuro

Food for Profit e lo Stato che dimentica i figli: perché aiuta le lobby ma non chi sogna un futuro

Partendo da Food for Profit di Giulia Innocenzi, l’articolo riflette su uno Stato che finanzia le lobby e dimentica famiglie e giovani. Un Paese che invita a fare figli ma non li sostiene, mentre madri, padri e cittadini continuano a crescere i propri figli con dignità e sacrificio. Lo Stato deve tornare ad essere un padre per tutti.

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Food for Profit e lo Stato che dimentica i figli: perché aiuta le lobby ma non chi sogna un futuro

C’è un pensiero che non smette di tornare:
non si può chiedere ai giovani di “fare figli” se poi lo Stato non è pronto ad accoglierli.
Non si può parlare di natalità, futuro o famiglia se tutto il peso resta sulle spalle dei genitori.
In un Paese davvero evoluto, lo Stato non si limita a osservare: sostiene, educa, accompagna.

Ed è proprio da qui che nasce questa riflessione — da un documentario, da un video che fa male, ma anche da una verità più grande:
mentre in Italia si finanziano le lobby della sofferenza, chi prova a costruire il domani resta solo.

Food for Profit e lo Stato che dimentica i figli: perché aiuta le lobby ma non chi sogna un futuro

Giulia Innocenzi e la verità che non vogliamo vedere

Tutto è iniziato con un video.
Un frammento di verità che non si dimentica facilmente: Giulia Innocenzi, racconta con coraggio cosa accade negli allevamenti intensivi, dove la produzione ha sostituito la pietà.

Tra immagini dure e parole che restano sospese, si scopre un paradosso: mentre animali ammalati vengono abbattuti a causa di epidemie come la peste suina africana, l’influenza aviaria o la blue tongue, gli stessi allevamenti ricevono milioni di euro in fondi pubblici per risollevarsi.
Un sistema che premia chi distrugge, anziché chi costruisce.

Il potere dei forti e il silenzio dei giusti

Ogni volta che lo Stato apre i cordoni della borsa per “salvare il comparto zootecnico”, chi lavora onestamente nei campi, chi coltiva con rispetto, chi alleva con amore… resta indietro.
Non ci sono indennizzi per chi sceglie la strada giusta, né sostegni per chi lotta ogni giorno per mantenere viva la propria piccola azienda.

Le risorse ci sono, ma finiscono sempre nelle mani sbagliate.
Lo Stato sembra ricordarsi dei potenti, mai dei fragili.
E mentre le lobby agroalimentari consolidano i propri imperi, le famiglie italiane, quelle vere — giovani coppie, famiglie e genitori separati, lavoratori precari — continuano a pagare il prezzo dell’indifferenza.

Famiglia, patria, lavoro: parole che non bastano più

Ci riempiono le orecchie di slogan: “Stato, Patria, Famiglia”.
Ma a forza di ripeterle, quelle parole si sono svuotate.
In un Paese che invita a “fare figli” ma lascia soli i genitori, la retorica diventa una ferita.

Nel Nord Europa, i figli sono un investimento sul futuro: lo Stato copre le spese universitarie, sostiene gli affitti, accompagna i giovani fino all’autonomia.
In Italia, invece, tutto si regge sul sacrificio dei genitori.
Madri e padri — spesso soli, separati o con stipendi troppo bassi — tengono in piedi ciò che lo Stato ha dimenticato.

Lo Stato deve essere un padre per tutti

C’è chi dice che lo Stato non può essere ovunque.
Ma in realtà dovrebbe essere dove serve.
Accanto alle famiglie, ai padri e alle madri che si separano e continuano a mantenere i figli con dignità.
Accanto ai giovani che studiano e lavorano per costruirsi una vita.
Accanto ai genitori che si rialzano ogni mattina con la speranza nel cuore.

Lo Stato deve tornare a essere un padre per tutti, non un semplice spettatore.
Un padre che ascolta, protegge, sostiene.
Perché non c’è giustizia senza tenerezza, e non c’è futuro senza amore.

Non chiedere figli, se non sei pronto ad accoglierli

Non ha senso invitare i giovani a mettere al mondo nuovi figli se poi li si lascia soli nel crescere, studiare, vivere.
Non si può parlare di natalità mentre si tagliano i fondi alla scuola, agli asili, ai sussidi.
I figli non devono essere un atto di coraggio individuale, ma una scelta collettiva, sostenuta dallo Stato, come accade nei Paesi più evoluti ed empatici del mondo.

Non sono i genitori a dover provvedere a tutto.
È lo Stato che deve esserci, che deve garantire un futuro equo, dignitoso e libero.
Solo così un ragazzo potrà credere ancora nella parola “famiglia”.
Solo così un figlio non sarà più un rischio, ma una speranza.

Un’Italia che deve tornare ad amare

Basterebbe destinare una parte dei fondi oggi sprecati per mantenere gli allevamenti intensivi, ai giovani, alle famiglie, ai padri e alle madri soli.
Basterebbe scegliere l’amore, non il profitto.

Abbiamo bisogno di uno Stato che crede nei suoi figli, che investe nella vita e nella dignità.
Uno Stato che non si nasconde dietro le leggi, ma si mostra nel volto umano di chi aiuta.

Un Paese che ama davvero, che ascolta e che sostiene — questo è lo Stato che sogniamo.
E che, un giorno, potremmo ancora costruire.

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Alfio Mirone
Alfio Mirone
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