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C’è un tempo per ogni cosa, anche per fermarsi e assaporare la vita. Un racconto che intreccia filosofia e cucina, tra un piatto di Gricia e un calice di Bolgheri, per riscoprire il valore del tempo vissuto.
C’è un tempo per ogni cosa
“Come sempre, nel dormiveglia, Arthur Dent fu assalito dal ricordo di dove fosse e si svegliò con un grido d’orrore. Così come sempre, cominciò la sua giornata. Il problema non era tanto il freddo, l’umidità, il cattivo odore della caverna. Il problema era che la caverna si trovava al centro di Islington, e che prima di due milioni di anni non sarebbe passato nessuno autobus”.
D. Adams
C’è un tempo per ogni cosa
C’è un tempo per ogni cosa, è proprio vero!
In questo mondo che corre, senza mai fermarsi, le nostre giornate sembrano non avere mai tempo. Finiamo con quella sensazione strana che ci porta sempre a pensare “se solo avessi avuto più tempo…”.
Quante notti sono finite nella tristezza di non essere riusciti a compiere tutto ciò che ci eravamo imposti.
E quanto questo rammarico aumenta se allarghiamo il nostro sguardo pensando alle settimane, ai mesi, agli anni trascorsi.
Se solo riuscissimo a non essere asserviti al tempo e a vivere la vita con maggiore semplicità!
Non dovrebbe importare quanto riusciamo a compiere in una singola giornata o in un periodo di tempo più lungo, ma è importante curare la qualità del nostro tempo. Non facciamoci trascinare dalla frenesia, dal “tutto e subito”.
Sapete, in tutto questo correre, viviamo tutti in una grande tentazione: avere sempre tempo per ogni cosa, affannarci per avere tempo per ogni cosa, ma non avere mai tempo!
Quanto è prezioso ed importante invece il tempo vissuto.
La Guida Enogastronomica per Autostoppisti ferma il suo tempo all’inizio di Via Sistina, sotto il chiarore incerto dei lampioni e lo sguardo severo di Trinità dei Monti che, da lontano, osservava tutto con distacco secolare. Camminando a passo lento, senza meta, si ritrova davanti a un’insegna discreta: La Botte Antica, niente luci abbaglianti, niente influencer, solo un profumo che sembra preannunciare racconti e storie.
L’Autostoppista, entrando, scopre un ambiente caldo, accogliente. Le pareti color miele, le bottiglie di vino che sorvegliano la sala come vecchi amici. Nessuno lo spinse a scegliere in fretta. Il cameriere, un uomo dai modi cortesi e il sorriso vero, consigliò un piatto tipico, da provare almeno una volta nella vita: Rigatoni alla Gricia, uno dei pilastri della cucina romana.
Il piatto arrivò semplice come una poesia letta ad alta voce. Nessuna decorazione superflua. Solo sostanza. E quando portò la forchetta alla bocca, qualcosa si fermò. Il rumore nella testa. Il giudizio. Il dovere.
Solo silenzio e sapore.
Il croccante del guanciale, la cremosità sapida del pecorino, l’equilibrio quasi mistico tra grasso e pepe. Un boccone che non era solo cibo, ma esperienza.
Gli sembrò di non essere mai davvero stato a Roma, nonostante sia la sua città. O forse era la prima volta che se ne accorgeva davvero.
Ogni forchettata lo portava più lontano da sé stesso, o forse, più vicino. Al bambino che cucinava con la nonna, all’uomo che voleva rallentare ma non sapeva come, alla persona che cercava profondità dove prima c’era solo superficie.
Quando il piatto fu vuoto, non era fu più lo stesso.
Il cameriere tornò e, senza chiedere, posò sul tavolo un calice di Tegoleto 2022, Bolgheri Rosso DOC firmato Serni Fulvio Luigi www.sernifulvioluigi.it
“Per accompagnare il pensiero,” disse.
Un vino che non si limita a raccontare un’annata, ma ci accompagna in un piccolo viaggio, quello che parte dalla terra rossa di Castagneto Carducci e finisce sulle labbra, tra aromi e suggestioni. Il tempo della vigna, il tempo dell’uomo: Ogni bottiglia di Tegoleto è il frutto di una relazione antica tra uomo e paesaggio. Le uve, Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e Sangiovese, maturano su terreni alluvionali ricchi di scheletro e calcare. Il lavoro è manuale, rispettoso, quasi rituale. Le stagioni si rincorrono, e l’uomo le ascolta, le asseconda, senza fretta.
La vendemmia avviene a settembre, con raccolta in cassette. La vinificazione è attenta ma non invadente: fermentazioni in acciaio, una parte del vino che affina in barrique per sei mesi, l’altra in acciaio per un anno. Poi, il riposo in bottiglia. Perché il vino, come ogni viaggiatore, ha bisogno di tempo e silenzio per diventare ciò che è.
Stappare una bottiglia di Tegoleto 2022 è come aprire un taccuino di viaggio scritto in rosso. Al naso, i profumi si aprono in cerchi concentrici: frutti rossi freschi, ciliegia, fragoline di bosco, ma anche un sussurro di confettura, una nota speziata che ricorda la cannella o il pepe nero. È un profumo che non invade, ma invita.
In bocca, il sorso è armonico, teso, elegante. I tannini sono ben lavorati, levigati dal tempo, e l’acidità tiene il ritmo come il battito regolare di un passo lungo una strada di campagna. La persistenza è misurata ma decisa, come una conversazione che ti resta dentro. Ci sono luoghi che non dimentichi, e ci sono vini che sono come quei luoghi: tornano, ogni volta che li assaggi. Il Tegoleto 2022 è questo: un ritorno. Non solo a Bolgheri, ma a un modo di fare vino dove il tempo non è nemico ma complice. Dove il viaggio non è movimento, ma trasformazione.
l’Autostoppista sorrise. Non rispose. Ma nel silenzio di quel gesto sentì di aver compiuto un viaggio. Un viaggio senza treni né valigie, ma con destinazione certa: sé stesso. Aveva capito che il viaggio non è movimento, non sempre.
A volte, basta un ristorante vero, una via romana, e un piatto fatto come si deve per trasformarti.
C’è un Tempo Per Ogni Cosa, ma ce ne sono alcuni che restano impressi nei sensi.
Il tempo che scorre tra i filari accarezzati dal vento tirrenico.
Il tempo della vendemmia, che non è mai un giorno qualsiasi, ma un attimo sospeso. E poi c’è il tempo che si deposita nel bicchiere, come memoria liquida.
È in questo spazio lento e profondo che si muore e si rinasce.
Prepara il guanciale tagliandolo a listarelle o cubetti non troppo piccoli, eliminando la cotenna (ma conservala per aromatizzare altre preparazioni o l’olio, se vuoi). In una padella fredda e antiaderente, metti il guanciale e accendi il fuoco a fiamma media. Fallo rosolare lentamente, finché diventa dorato e croccante, rilasciando il suo grasso. Ci vorranno circa 8-10 minuti. Non aggiungere olio: basta il grasso del guanciale. Quando pronto, spegni il fuoco e tieni da parte.
Porta a ebollizione una pentola d’acqua salata (ma non troppo: il pecorino è già sapido). Cuoci i rigatoni al dente, scolandoli 2 minuti prima del tempo indicato.
Riaccendi il fuoco sotto la padella con il guanciale. Scola i rigatoni direttamente nella padella (con un po’ di acqua di cottura). Aggiungi abbondante pepe nero macinato al momento e manteca.
Ogni momento può diventare eterno se lo si vive con consapevolezza.
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