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Una riflessione delicata e potente firmata dall’editore, che parte dal cuore della Ciociaria e costruisce idealmente un ponte di speranza verso Gaza. Perché la cucina, la cultura e le parole possono ancora unire ciò che la violenza divide.
Creiamo un ponte per Gaza
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Lettera dell’Editore
Settembre è il mese dei passaggi, delle soglie da attraversare. È il mese dei ponti: tra estate e autunno, tra memoria e futuro.
E quest’anno, più che mai, sento il bisogno di immaginare e costruire un ponte che vada oltre il nostro quotidiano, oltre i confini del nostro territorio.
Un ponte verso Gaza, verso la Palestina, verso la Cisgiordania. Un ponte fatto di mattoni luminosi di pace, speranza, solidarietà e futuro. Un ponte che non appartenga a un popolo o a un governo, ma a tutti gli uomini e le donne che credono ancora nell’umanità.
Se insieme, con la forza delle nostre coscienze e dei nostri gesti, proviamo a costruirlo, quel ponte non potrà essere abbattuto. Non basteranno muri, armi o ingiustizie a fermarlo. Perché ogni volta che un bambino posa un mattone di luce, ogni volta che un popolo alza la voce contro l’indifferenza, si compie un atto di resistenza pacifica.
Quando una terra diventa pretesto per togliere respiro all’altro, smette di essere casa e diventa ferita. L’unico diritto che conta davvero è quello alla vita, alla dignità, alla speranza.
Questo mese, allora, vi invito a camminare con me su quel ponte immaginario. Non è fatto di cemento né di ferro, ma di coscienze. Non nasce dall’odio, ma dall’amore. Non chiede altro che la nostra presenza, la nostra voce, il nostro impegno.
Perché un giorno, non troppo lontano, Gaza possa non essere più solo il nome di una ferita, ma quello di una rinascita.
“Le parole sono semi, i ponti la loro fioritura.”