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Nel nuovo capitolo di In punta di strada, Annabelle continua il suo viaggio tra emozioni, incontri e scelte che cambieranno il suo cammino. Scoprilo ora.
In punta di strada – XI capitolo
Annabelle è una ragazza che conosce bene il peso delle apparenze. Dietro il sorriso educato e i modi garbati, si nasconde una vita fatta di regole ferree, libertà negate e un padre che tiene le redini di ogni suo respiro. In quella quotidianità priva di colore, Serena è sempre stata il suo spiraglio d’aria: amica vera, complice silenziosa, l’unica con cui riesce a condividere sogni e paure. E proprio grazie a Serena, Annabelle ha conosciuto Marco e Franco.
Se Marco, con il suo carattere protettivo e sereno, ha saputo farla sentire accolta in una nuova famiglia, è Franco ad averle scompigliato il cuore. In lui, Annabelle ha trovato qualcosa che non credeva più possibile: uno sguardo capace di leggerle l’anima e quel bacio, rubato eppure desiderato, che ha spezzato le catene della paura, anche solo per un istante.
Nei giorni trascorsi con loro, ha assaporato una normalità semplice ma sconvolgente: passeggiate spensierate, sorrisi autentici, colazioni senza fretta e quell’emozione nuova che Franco le ha regalato senza neppure rendersene conto. Ma il richiamo della realtà è sempre lì, pronto a rovinare tutto: suo padre, con la sua voce fredda e le sue regole, la riporta ogni volta al suo posto, ricordandole che la libertà è solo un’illusione passeggera.
Eppure, qualcosa è cambiato. Per la prima volta, Annabelle ha avuto il coraggio di aprirsi con Franco, raccontandogli le sue fragilità, i limiti imposti dalla famiglia e quella bolla che da anni la soffoca. Un gesto rischioso, carico di paura, ma anche di speranza. E Franco… ha saputo sorprenderla, con parole che le hanno scaldato il cuore e acceso nuovi sogni.
Adesso, però, Annabelle è tornata a casa. Il silenzio, le mura della sua stanza, i fantasmi del passato si ripresentano puntuali. Ma stavolta c’è qualcosa che può cambiare tutto: i messaggi di Franco, la sua voce, le sue promesse.
Cosa accadrà ora? Riuscirà Annabelle a difendere quel piccolo spazio di felicità che ha iniziato a costruire?
Il nuovo capitolo è pronto per svelarlo…
La mattina seguente le fu difficile aprire gli occhi ed abbandonare il sogno che l’aveva circondata: non riusciva ancora a credere di aver baciato Franco; e che l’avesse fatto più di una volta.
Scostò le coperte e si mise lentamente a sedere, rimanendo qualche minuto a guardare davanti a sé, circondandosi di un sorriso a 32 denti.
«Buongiorno! Ma come siamo contente questa mattina!»
La voce della sua amica la raggiunse delicata ed impastata; si voltò subito, regalandole un dolce sorriso non appena la vide intenta a stropicciarsi gli occhi.
«Ma buongiorno a te, piccola ghira.»
Le due risero di gusto e, poco dopo molto coraggio, decisero di abbandonare i loro letti, scendere al piano di sotto per la colazione e riservare un dolce buongiorno a tutti.
Si sedettero l’una affianco all’altra, mangiando di gusto la ricca colazione preparatagli: cornetti ripieni, fette biscottate con marmellata e due enormi tazze di latte.
Successivamente aiutarono nella pulizia del tavolo e, nel momento in cui le due decisero di risalire, Marco le fermò:
«Ragazze, che ne dite se prima di pranzo facessimo un giro al mercato?»
Le due si guardarono cariche di gioia, annuendo felicemente.
«Però tesoro, dovresti prima avvisare tuo padre.» disse in seguito lui.
In un secondo quella sensazione di pace e tranquillità l’abbandonò ed, annuendo lentamente, avvolta da un’aria di fastidio, risalì con l’amica al piano superiore, pronta a chiamare a casa.
Emise un sospiro carico di tensione e digitò il numero del padre; con sorpresa, a rispondere fu la madre, che con la sua dolce voce la rassicurò.
«Anny, amore, buongiorno! Tutto bene?»
«Ei Mami, buongiorno a te. Sì sì, tutto bene. Papà?»
«È uscito e ha dimenticato il telefono a casa. Ci vorrà ancora molto prima di tornare.»
Annabelle sospirò amaramente, ma dall’altra fu contenta; subito l’idea di non avvisarlo ed andare comunque l’allettò. Passò i restanti minuti a chiacchierare con la madre e poi chiuse la telefonata.
Subito Serena sbucò dal bagno, già pronta per l’uscita, ed Annabelle, sorridendo, l’avvisò della sua presenza, dirigendosi a prepararsi.
Tutti uscirono di casa e si diressero verso l’auto; partirono serenamente verso la destinazione ed, una volta arrivati, passarono le successive ore a passeggiare, curiosare e comprare cose; un dolce venticello e un susseguirsi di leggeri raggi di sole dipinsero un bellissimo quadro sul viso di Annabelle, che ebbe per tutto il tempo il cuore più leggero e la totale scomparsa di dolore dal suo petto.
I quattro si avviarono poi verso il rinomato McDonald’s, pronti a fare un grande pranzo, passando anche qualche ora nella sala giochi affianco: si sentì bene, voluta e con il pensiero costante di voler rimanere così per sempre.
Una volta fatto ritorno a casa della sua amica ed aver sistemato tutto, un nodo allo stomaco le fece visita; era giunta l’ora di andarsene e chiamare suo padre per fare ritorno verso la sua vera vita, non quella che pensava di meritare.
Marco l’avvisò di dover fare prima una chiamata di lavoro e che, una volta terminata, l’avrebbe riaccompagnata.
Annuì debolmente, rivolgendogli un dolce sorriso e decidendo poi di uscire fuori, decisa a chiamare suo padre.
Prese un grosso respiro, digitando ancora una volta quel numero, con un tremolio continuo che non l’abbandonava ed attese esasperata la voce dura e baritonale del padre.
«Annabelle.»
Il suo nome, pronunciato in quel modo, le arrivò all’orecchio come uno schiaffo.
Non traspariva nessuna emozione, nessuna preoccupazione; il nulla.
«Pronto papà, ehm, Marco a breve mi riaccompagna; finisce una telefonata di lavoro ed arriviamo.»
Disse con difficoltà, come stesse ingoiando un boccone amaro, spaventata che potesse urlarle contro chissà cosa.
Ma stranamente si limitò ad una parola.
«D’accordo.»
Chiuse lentamente la chiamata, ancora scombussolata, e radunate le sue cose scese tristemente dalle scale.
Trovò Marco seduto sulla sua poltrona, pronto con le chiavi in mano, e Serena affianco a lui che parlottava con la madre.
Non appena raggiunse la fine dell’ultimo gradino, salutò e si diresse verso la macchina, posizionando tutto accuratamente sul sedile.
Fece poi il giro e si accomodò al suo posto, in attesa che Marco uscisse ed, una volta arrivato, i tre partirono felicemente.
Durante il tragitto rimase a guardare fuori dal finestrino, assumendo una nuova consapevolezza di sé stessa e di ciò che la circondava: aveva assaggiato la felicità, la libertà, l’amicizia, la dolcezza, la spensieratezza, l’inizio di un sentimento forte verso Franco e tutto ciò l’aveva totalmente rapita e drogata, causando in lei la paura che l’astinenza a tutto ciò la divorasse, distruggesse.
Prese possesso dei suoi pensieri e di sé stessa: lei aveva la sua famiglia, con i suoi problemi, con i suoi difetti; la sua vita era legata ad un filo attaccato alle dita di suo padre e questo sarebbe stata la realtà per un po’.
Doveva solo continuare ad accettarlo, continuare ad essere e fare come sempre: essere sé stessa e godersi gli sporadici momenti che il padre le avrebbe concesso, custodendoli dentro sé stessa ed usandoli come via di fuga dalle giornate no.
Qualche minuto dopo arrivarono a destinazione e, con un caloroso abbraccio, salutò entrambi, raccogliendo tutto e dirigendosi verso la porta di casa.
Per suo stupore, quando la madre aprì la porta, notò che suo padre fosse stranamente uscito e così si diresse subito verso la sua cameretta: il suo inferno e il suo paradiso.
Euforica ed emozionata di sentire Franco, accese subito il portatile, con lo stomaco in subbuglio per le mille farfalle che in quel momento le stavano occupando ogni piccolo spazio.
Rimase senza parole quando notò i due messaggi che le erano arrivati.
«Buonanotte piccola Anny. So che lo vedrai una volta a casa, ma dovevo scriverti.»
«Buongiorno… non vedo l’ora di sentirti. Ho bisogno di parlare con te.»
Il cuore le sembrò uscire dal petto con una velocità disarmante, imbarazzata da come risultasse il suo viso. Ringraziò mentalmente che nessuno fosse vicino a lei per vederla. Subito poggiò le dita sui tasti ed iniziò a scrivergli.
«Buongiorno a te. Mi leggi nel pensiero allora, sappi che la prima cosa a cui ho pensato una volta tornata era proprio sentirti. Sono stata benissimo ieri sera.»
Inviò il messaggio con l’ansia che la divorava e la risposta non tardò per nulla ad arrivare.
«Anche io. Vorrei vederti già ora; non so cosa tu mi abbia fatto, Annabelle, ma con tutto quello che ho passato e che sono, sei entrata come un fulmine nella mia vita e non penso di riuscire a farne più a meno.»
Rimase totalmente congelata alle sue parole, presa da una scarica di emozioni.
«Con tuo padre com’è andata? Stai bene?»
Un altro messaggio la risvegliò. Sorrise amaramente e gli rispose.
«Penso che siamo in due allora… È andata bene, devo ancora vederlo.»
I due passarono ore ed ore a parlare; si aprirono un po’ il cuore a vicenda, fino al momento in cui Annabelle decise un po’ di parlargli della situazione, spaventata però che Franco non potesse capire.
«Franco…»
«Anny, dimmi che succede??»
«Ecco, vorrei parlarti un po’ della mia situazione… E se ti andrà, potrai parlarmi anche un po’ della tua…»
Prese coraggio, inspirando profondamente.
«Sono tutto orecchie. Parla con me.»
«Purtroppo mio padre è una persona un po’ particolare; non ho potuto godermi molto finora. Sai, le feste, le uscite, le dormite fuori.
Non dico che sia cattivo, sai, è solo fatto così; però, ecco, è cambiato molto da quando ero piccola. Ha degli scatti violenti e non esagero quando dico che è come vivessi la vita in una bolla.
Parlarne non è facile, forse non mi starai neanche capendo; magari a voce sarà più facile… ma, ecco, volevo dirtelo.
E spero che vorrai comunque continuare a parlare con me…»
Le lacrime rigarono il suo viso ed il suo corpo tremò: anche se con parole poche chiare e sconnesse, aveva dato tutta sé stessa. Aveva espresso indirettamente la sua paura di perderlo, di come fosse rassegnata alla sua non vita ed un ipotetico giudizio di Franco la divorava dentro.
Passarono diversi minuti in cui rimase a fissare lo schermo; la risposta non accennava ad arrivare e non seppe come prenderla.
Prese a giocare con le sue pellicine, a pensare e pensare; distolse lo sguardo oltre il computer, rimanendo a fissare il vecchio poster appeso al muro.
D’un tratto il suono di svariate notifiche le arrivò come un pugno nello stomaco; non ebbe il coraggio di aprirle subito.
Paradossale come l’attimo prima non aspettasse altro che una risposta ed ora che l’aveva lì davanti a sé, non aveva il coraggio di leggere, di scoprire forse che avrebbe perso per sempre quella persona che la faceva stare così bene.
Un altro suono. Ma Annabelle non riuscì.
Poco dopo il suono cambiò: Franco la stava videochiamando.
In automatico, come ipnotizzata, gli rispose.
«Anny… mi hai fatto prendere un colpo! Perché sei sparita così? Ti vedevo online, con il visualizzato…»
Il respiro bloccato in gola…
«Anny…?»
«Ehm… scusami, io ho avuto un attimo di ansia… ehm, ti rispondo subito… ciao.»
Chiuse con una velocità disarmante e si coprì gli occhi, respirando lentamente.
Come aveva potuto rispondergli in quel modo? Si vergognò di sé stessa e, poco dopo, decise di aprire la sua chat.
«Scusami il ritardo; stavo rileggendo ogni singola parola in loop dei tuoi messaggi, immaginando di stringerti a me. Mi piange il cuore leggere una cosa del genere. Alcune cose le ho capite.
E ho capito che non mi importa nulla della tua situazione, io ci sarò. Vivrai tutto con me. Prometto di starti vicino ed ascoltarti, te lo prometto. Anzi, mercoledì usciremo insieme. D’accordo? E parlerò anche io. E ti bacerò e lo farò molto meglio di come l’ho fatto la scorsa volta, quindi preparati.»
Annabelle sorrise genuinamente; il suo cuore si scaldò talmente tanto che sembrava bruciarle nel petto; due lacrime lasciarono i suoi occhi.
Decise subito di rispondergli.
«Franco, scusami, io ero nervosa, avevo paura. Scusami. E mi hai fatto piangere come non mai e io… anche io ci sarò per sempre per te. Lo giuro.»
Nel momento in cui inviò il messaggio, la porta si spalancò…