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Cola Gaza non è solo una bevanda: è il simbolo di una lotta civile raccontata nella copertina del magazine di giugno. Il direttore Alfio Mirone spiega perché ha scelto di dedicare l’editoriale a questa lattina carica di significato.
Cola Gaza: la bibita che denuncia un genocidio
A chi ha coscienza, stomaco e cuore.
A chi legge un’etichetta e ci vede una storia. A chi sfoglia un giornale e ci trova un gesto.
A chi, in mezzo a una tavola imbandita, ha ancora il coraggio di chiedersi che sapore ha la verità.
La copertina di giugno non è nata per piacere. È nata per svegliare.
E quello che è successo dopo ce lo conferma: ci avete scritto, telefonato, cercato.
Da ogni angolo della Ciociaria — e da fuori — per dirci che una bottiglia può davvero fare rumore.
E che un giornale, quando sceglie da che parte stare, non ha più bisogno di giustificarsi.
I messaggi che ci stanno cambiando
Ogni tanto, in questa redazione, capita di fare qualcosa che smette di essere solo carta e inchiostro.
È successo con il numero di giugno. Con una copertina. Con una lattina.
Da quando abbiamo pubblicato l’immagine di Cola Gaza in prima pagina, abbiamo ricevuto tantissimi messaggi, telefonate, email.
Una signora di Bologna, ad esempio, ci ha chiamati dopo essere uscita da un ristorante a Veroli con il nostro magazine in mano.
Ci ha fatto i complimenti per il messaggio e ci ha chiesto dove poter acquistare la bevanda.
Persone che ci ringraziano. Che ci scrivono da ogni luogo. Che si fermano, anche solo per un attimo, davanti a una copertina vista per caso in un ristorante.
Si fermano a leggere. A pensare. A sentire.
Questo articolo non è solo un approfondimento.
È un abbraccio collettivo a chi ha compreso il senso del nostro gesto.
A chi ci ha detto: “grazie per il coraggio.”
A chi ha sussurrato: “finalmente una rivista che si espone.”
A chi ha capito che non si tratta solo di una bibita, ma di un segnale.
Non c’è marketing dietro quella copertina. C’è una scelta. C’è un’urgenza.
Abbiamo usato il linguaggio che conosciamo meglio — il linguaggio del cibo e della cultura — per raccontare qualcosa che spesso viene ignorato: la sofferenza di un popolo, il silenzio del mondo, la necessità di prendere posizione.
Cola Gaza non è una moda da seguire. È un atto civile.
È un messaggio in bottiglia, sì, ma anche una bandiera liquida, da alzare con rispetto, senza slogan, senza retorica.
Bere quella bibita significa dire “io vedo, io scelgo, io ascolto”.
Non era scontato ricevere così tanto affetto.
Chi fa questo mestiere — raccontare storie, emozioni, territori — sa che non sempre le parole arrivano.
Ma questa volta sono arrivate. E si sono trasformate in dialoghi, in domande, in relazioni nuove.
È la prova che una rivista può ancora cambiare qualcosa.
Anche solo per un momento. Anche solo per un lettore.
E se questo è accaduto, è perché voi ci siete. E perché noi non ci voltiamo dall’altra parte.
📌 Se vuoi leggere la lettera integrale che ha accompagnato questa copertina, la trovi solo sul numero cartaceo e digitale di Ciociaria&Cucina di giugno.
🛒 E se desideri acquistare Cola Gaza, qui trovi il link ufficiale del produttore:
https://gazacola.it/products/
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