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Natale del Signore – Una storia lunga 2024 anni
Il termine deriva dal latino cristiano Natāle(m), per ellissi di diem natālem Chiristi (“giorno di nascita di Cristo”), evento che ci è pervenuto attraverso i vangeli di Luca e Matteo. Nei primi tre secoli del cristianesimo, non vi fu consenso sulla nascita di Cristo: per S. Cipriano era il 28 marzo; secondo Clemente Alessandrino il 20 maggio o il 10 gennaio o il 6 gennaio; per altri si sarebbe cominciato a festeggiare il Natale il 25 dicembre dopo il Concilio di Nicea (325). Nel 336 la Depositio Martyrum, un primo tentativo di calendario liturgico, riferisce espressamente che a Roma la festa del Natale veniva celebrata il 25 dicembre. La stessa notizia si riscontra nel Cronografo dell’anno 354. Fu l’imperatore Costantino che nel 330 stabilì la nascita di Cristo al 25 dicembre; e nel 337 papa Giulio I la ufficializzò definitivamente.
La prima e più antica raffigurazione del Natale, secondo gli studiosi, è quella che compare in un arcosolio della Catacomba di Priscilla a Roma (II-III secolo). Nel soffitto di una nicchia si conserva la figura della Vergine Maria con il Bambino sulle ginocchia e accanto un profeta, che nella sinistra tiene un rotolo e con la destra addita una stella. Dovrebbe trattarsi della profezia di Balaam: “una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Num. 24,15-17). Trovandosi questo affresco nella parte iniziale del cimitero, si attribuisce la datazione del dipinto al III secolo d. C; quindi questa raffigurazione della Madonna e del Gesù Bambino è la più antica a noi pervenuta. Nella medesima Catacomba di Priscilla, nella cappella detta “greca”, si conserva un antico affresco che, richiamandosi alla tradizione dei Vangeli apocrifi, raffigura i tre Magi in visita alla Vergine Maria per adorare il divino Bambino. La raffigurazione dei Magi ha una grande valenza teologica: è segno della universalità della salvezza essendo i tre sapienti i primi pagani che adorano Cristo.
A Boville Ernica (FR) conserviamo un reperto archeologico di rara importanza: un sarcofago marmoreo paleocristiano risalente alla metà IV sec. d. C., ora custodito nella chiesa di S. Pietro Ispano. Il sarcofago fu rinvenuto nel 1941 in modo del tutto casuale, durante lavori agricoli in Contrada Sasso. I contadini, che trovarono il sarcofago, credettero di essersi imbattuti nella cassa di un tesoro, e per aprirla usarono picconi a zappa, danneggiandolo. Nella cassa marmorea trovarono solo resti umani e una lucerna e per consolarsi della delusione si divisero i pezzi marmorei del sarcofago. Le autorità civili e religiose, venute a conoscenza dell’episodio, si fecero restituire i vari pezzi per poter ricomporre il manufatto, del quale si era compresa l’importanza archeologica e religiosa. Dopo i restauri, nel 1947, il sarcofago fu utilizzato come altare nella chiesa di S. Pietro Ispano, la più antica e la più rinomata della città; poi lo collocarono nella cappella del braccio del transetto, subito a destra (rispetto all’entrata) dell’altar maggiore (da: Elisa Canetri, Il sarcofago paleocristiano di Boville Ernica).
La scena della Natività di Gesù è ambientata nella capanna il cui tetto, a tegole e coppi, sorretto da palificazioni lignee, copre la mangiatoia dove è deposto Gesù avvolto completamente da fasce. La mangiatoia è rappresentata come una cesta di vimini alla cui destra sono raffigurati seduta a terra una donna non meglio identificabile (la figura di S. Giuseppe compare nell’iconografia in epoca più tarda) e la Vergine Maria in maestà, ma pensierosa (si regge la gota con la mano destra). Sul tetto della capanna, a destra, la stella che indica la strada per i Magi. Davanti alla santa famiglia il bue e l’asinello; dietro il bue si intravvede un pastore. A sinistra della scena è raffigurato un angelo nunziante (l’angelo che avvertì i pastori dell’evento della nascita del Figlio di Dio) e i Magi che stanno per giungere presso la capanna per adorare il Bambino.